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Napoli, Je t’aime (a modo nostro…)

Attualità, Recensioni

14/05/2012

Prodotto da Giorgio Magliulo, Angelo Curti e da Nicola Giuliano, Napoli 24 distribuito da Cinecittà Istituto Luce è un film di 72 minuti in cui ventiquattro registi hanno avuto modo di raccontare la città all’indomani dell’emergenza rifiuti in tre minuti ciascuno. Tra loro Paolo Sorrentino il cui episodio conclude il film, ma anche Pietro Marcello (La bocca del Lupo), Guido Lombardi (La-bas), Bruno Oliviero (Odessa) e Daria D’Antonio. Ventiquattro punti di vista differenti uniti dal montaggio coordinato da quel genio di Giò Giò Franchini, uno dei principali montatori del nostro paese impegnato nel costruire un puzzle eclettico ed affascinante “Fare un film a più mani su una città non è un’idea nuova.”

Spiega Angelo Curti “la novità sta però nell’averlo fatto con autori giovani e anche con molti esordienti. Questa non è un’opera collettiva, bensì plurale.”  Nicola Giuliano, produttore che ha scoperto talenti come quello di Sorrentino, Andrea Molaioli e Pietro Marcello aggiunge: “La committenza politica voleva da noi un film che risollevasse l’immagine di Napoli. Noi, invece, abbiamo respinto questa idea volendo mantenere una libertà di racconto. L’idea è stata quella di mettere in mostra come una città disastrata possa avere come grande risorsa quella del talento inesauribile.” Curti aggiunge “La realtà di Napoli va ben oltre la ‘convenzione’, anche se si esprime attraverso stereotipi: la città è in continuo fermento.” Cui fa eco Sorrentino che dice  “Nulla in questo film è esclusivamente legato a Napoli, ma è una celebrazione di pregi e difetti di noi Italiani. Forse è un po’ un Napoli, je t’aime a modo nostro. Ci sono ventiquattro atti d’amore anche un po’ critici nei confronti della città. Molto diversi da come li realizzerebbe Woody Allen, ma ci sono.” 

Sorrentino aggiunge “Napoli 24 è tutt’altro che un film superficiale e perfettamente riuscito. Cerca un’identità che non trova e questa è un po’ la sintesi grossolana di Napoli e dell’Italia. Napoli è il posto dove si può guardare meglio e prima l’Italia fatta di un’identità mancata.” Il regista spiega  “Da spettatore vedendo questo film penso che il titolo sia un po’ fuorviante: questo film non è un ritratto di Napoli, ma dell’Italia. Non è esaustivo, ma certamente questa è una città che si presta molto bene a raccontare il nostro paese di cui ha anticipato molte tendenze sul piano sociale e politico.” Sulla politicità del progetto Angelo Curti nota “Non solo l’arte è sempre politica, ma come spesso capita viene anche prima della politica stessa. L’arte in una città come Napoli non è stata una conseguenza del rinascimento della città, bensì una premessa. La speranza è che da episodi di creatività come Napoli 24 possono arrivare indicazioni per il cambiamento politico.”

A proposito del Leone d’Oro a Francesco Rosi, autore di uno dei film politici su Napoli più importanti della storia del cinema come Le mani sulla città, Sorrentino conclude “Sono felice del Leone d’Oro a Francesco Rosi, ma sarei ancora più contento se Rosi potesse fare un altro film. Se Rosi non torna dietro alla macchina da presa non è certo perché non lo voglia fare.”

Scritto da Marco Spagnoli
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