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Napoli è la mia Passione - Intervista a John Turturro

Attualità, Interviste, Personaggi

22/10/2010

"Non volevo inventare nulla di nuovo, ma raccontare quello che c’è già ed esiste in una città interessante e affascinante come Napoli.” John Turturro descrive così la filosofia alla base del suo lavoro per Passione – Un’avventura musicale film che esplora con un approccio vicino a quello del cinema del reale alla grande tradizione della canzone napoletana e che mette in scena con energia alcune delle sue perle musicali. “Tutto è venuto fuori dal mio desiderio di discutere con le persone e di parlare con loro per capire meglio quello che desideravamo raccontare. Il mio essere non Napoletano e nemmeno Italiano è stato, in questo senso, utile per raccontare una città attraverso la mia comprensione di essa. Non è un fenomeno nuovo. Accade dappertutto ed è molto ‘sano’ che qualcuno proveniente da un’altra cultura si soffermi a raccontarne un’altra. Visconti, per esempio, non era siciliano eppure ha realizzato un capolavoro come Il Gattopardo. In America sono venuti tanti registi e alcuni tra loro sono stati capaci di spiegare a noi il nostro paese, meglio di tanti cineasti nati negli Stati Uniti. Il segreto? Non dare mai nulla di scontato.”

Cos’è Passione per lei?

A tutti gli effetti lo considero come il mio quarto film: un’avventura musicale in una città ispirata dall’idea che pur dovendo essere rispettosi, la storia che si racconta è sempre meno importante della necessità di non annoiare mai il pubblico. Devo confessare che la prima volta che ho visto il film finito sono rimasto io stesso molto sorpreso e mi sono detto “non riesco a capire come siamo stati in grado di realizzare tutto questo…”

Quale qualità del suo carattere riconosce come essere più ‘italiana’?

Sicuramente la mia sensibilità non è così lontana da quella del vostro paese. Molti dei film che amo di più e delle mie canzoni preferite sono italiani.

Sul piano personale cosa ha scoperto grazie a Passione?

Molte cose, ma quella cui, in America, non avevo mai avuto la fortuna di incontrare davvero è stata soprattutto la letteratura italiana che considero affascinante e ricchissima. Quando ho lavorato alla Tregua con Francesco Rosi mi sono letteralmente immerso nella vostra cultura e ho studiato tutto come se andassi al college. Lo stesso è accaduto con Passione. L’esposizione a qualcosa di diverso da te ti fa sempre scoprire cose nuove che, però, ti riguardano profondamente. Oggi l’Italia è davvero parte di me.

Da Napoli cosa si porta via?

Una dote che, forse, avevo, ma che qui ho perfezionato ovvero la ‘capacità di improvvisare’ che permette alle persone di affrontare e sopravvivere a qualsiasi contesto e di riuscire a portare a termine i propri progetti.

Lei è un attore che vediamo spesso in grandi blockbuster e in film indipendenti. Come regista, però, il suo approccio è sempre elevato e sofisticato…

Se potessi, farei solo il lavoro di regista e attore nei progetti che mi interessano fino in fondo e che mi coinvolgono sul piano personale.

Come regista, infatti,racconto solo le storie che mi interessano. Come attore, fino a poco tempo fa, non avevo bisogno di interpretare ruoli in grandi produzioni. Poi, però, il cinema indipendente americano e le produzioni, cosiddette ‘medie’, sono entrate in crisi e oggi non esistono più. Fare un film come Transformers, per me sul piano pratico, significa non preoccuparmi più per qualche anno di dovere lavorare in progetti di cui non sono io ad essere la guida. E’ stato quel film a permettermi di potermi dedicare per due anni e mezzo a Passione.

Quindi, come autore punto a lavorare in una nuova forma di cinema che con film come Passione diventa un tentativo per realizzare qualcosa di diverso e differente. Il cinema indipendente per sopravvivere deve sperimentare forme nuove per realizzare progetti differenti e continuare a raccontare le sue storie.

Cosa è cambiato nell’approccio hollywoodiano al cinema?

Sicuramente pensano che se hai più di venticinque anni non vai più al cinema, perché le storie, in genere, prodotte dagli Studios riguardano soprattutto i giovani. Anche i ragazzi, però, invecchiano eppoi io quando avevo venticinque anni non ero certamente interessato a vedere raccontata soltanto la mia età, ma volevo sentirmi raccontare qualcosa di più forte e maturo. La varietà è la cosa più importante così come, credo, le collaborazioni con gli altri che rappresentano sempre un grande stimolo.  In questo senso sarà molto interessante come l’avventura di Passione potrà continuare in giro per il mondo portando la cultura, l’immagine e la musica di Napoli all’estero.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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