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Napoli: De Magistris come Berlusconi?

Attualità, Personaggi

07/01/2013

Fermo restando che il sottoscritto crede che negare il diritto di filmare una storia dove ha avuto luogo sia sbagliato, quello che sta succedendo in questi giorni a Napoli merita una riflessione, perché solleva una serie di questioni piuttosto importanti.
Come molti di voi probabilmente già sanno, a Napoli è scoppiata giorni fa una polemica intorno alla presunta negazione delle riprese di una serie tv a Scampia, che negli ultimi giorni è salita di tono mediatico. Le riprese (il primo ciak è fissato per il 28 gennaio) si riferiscono ad una nuova serie tv intitolata Gomorra, sceneggiata da Stefano Bises, Leonardo Fasoli, Ludovica Rampoldi e Stefano Sollima con la supervisione di Roberto Saviano. La serie, 12 puntate da 50 minuti, prodotta da Cattleya in collaborazione con Fandango per Sky,  è stata già venduta in 8 paesi. Ma il quartiere di Scampia, dove le riprese dovrebbero aver luogo, si è opposto tramite la Municipalità "a quella che appare l’ennesima speculazione su una realtà fin troppo abusata", come ha dichiarato Angelo Pisani, presidente della Municipalità di Scampia, che ha negato “qualsiasi autorizzazione allo sfruttamento di immagini e luoghi in danno del territorio”. Contrarie anche le Associazioni (R)esistenza anticamorra e il centro sociale Gridas, come specificato dai rispettivi responsabili: "Una fiction nello stile di  Romanzo criminale - ha dichiarato il Presidente dell'Assiciazione (R)Esistenza Giuseppe Corona - vanifica  un percorso e violenta ancora una volta la dignità di chi a Scampia ci abita e (r)esiste». Mentre Mirella Pignataro, attivista di Gridas, spiega "Oltre alla solita immagine negativa del quartiere il rischio è quello di ridurre, anche la portata del problema che ormai non conosce più confini».
A queste voci ha fatto eco il sindaco di Napoli De Magistris  “Non appartiene a questa amministrazione il diniego di autorizzazioni che riguardano le varie attività culturali e comunicative ma siamo stanchi di vedere Scampia ridotta, anche sul piano dell’immagine e non solo nazionale, a territorio di conquista della camorra in lotta, come se a Scampia non esistesse altro al di fuori delle piazze di spaccio e della faida dei clan. L’ho detto e lo ribadisco: Scampia è anche una cittadinanza attiva e democratica che quotidianamente, nella sua vita normale, porta avanti e fa vivere il valore della legalità. Scampia è anche l’insofferenza dei suoi abitanti, in maggioranza per bene, esasperati dal vedere il loro quartiere raccontato (e anche sfruttato) come brand mediatico negativo ”.
“Chiedo allora - continua il Sindaco - visto che si parla di diversi milioni di euro per la cessione dei diritti, che una parte venga data a Scampia, cosi’ oltre a raccontare la camorra si fa qualcosa di buono per il quartiere“.
Roberto Saviano ha risposto con un editoriale molto polemico su Repubblica, che chiude con queste parole:
“Non posso assicurarvi che accetterò questo divieto, ma vi assicuro che io e tanti altri continueremo a raccontare come fatto prima e dopo di voi. Per fortuna la politica, quella cattiva, fa tanti danni, ma passa. Il racconto e l’azione che ne genera restano”.
La risposta di Saviano, ineccepibile nella sostanza, solleva però qualche perplessità, visto il palese conflitto d'interessi dello scrittore del romanzo Gomorra a cui la serie fa riferimento, nonché supervisore della sceneggiatura. Ma a questo punto si rischia di cadere dalla padella nella brace, ricordando le pesanti obiezioni dell'allora premier Silvio Berlusconi e dei suoi 'collaboratori' all'uscita del film Gomorra di Matteo Garrone, reo secondo lorsignori di dare un'immagine negativa del belpaese (che allora era ricco e famoso). C'è da aggiungere che anche la camorra a Scampia (r)esiste, ma forse se Saviano non avesse scritto Gomorra, scoperchiando all'opininone pubblica l'entità e la ferocia del paesaggio, probabilmente gli abitanti di Scampia starebbero molto peggio di adesso.

Scritto da Piero Cinelli
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