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My Week With Marilyn: I love you forever, Miss Monroe!

Attualità, Interviste

01/11/2011

Occhialoni scuri e un abito bianco che fascia le curve più amate d’America: è Michelle Williams trasformata in Marilyn Monroe nel film di Simon Curtis, My Week With Marilyn, in programma, Fuori Concorso al Festival Internazionale del Film di Roma. Una magnifica pellicola che racconta il rapporto speciale tra la diva e il giovane assistente Colin Clark (interpretato da Eddie Redmayne, segnatevi questo nome ne risentiremo parlare presto!) sbocciato sul set inglese di Il Principe e la Ballerina del 1956. Nel cast Kenneth Branagh si cala nei panni di Laurence Olivier, Dougray Scott in quelli del terzo marito di Marilyn: lo scrittore Arthur Miller, ed Emma Watson è un’assistente costumista che lavora al film di cui Olivier è stato anche regista oltre che protagonista. Oltre a Judi Dench, Toby Jones, Derek Jacobi, Julia Ormond... e possiamo dire che la lista dei talenti è stata ricca e proficua per questo progetto.

Una sfida da brividi riportare sul grande schermo una delle icone per eccellenza, una donna dalle mille sfaccettature, il simbolo della sensualità, della femminilità, un’attrice, un personaggio, fragile, fortissimo, unico, autodistruttivo: Marilyn Monroe. E Michelle Williams ne esce vincente in questa prova, come tutto il resto del cast e il film. Anche perché si descrive un periodo della vita della star, quando a trent’anni se ne va in Inghilterra per lavorare con uno dei più grandi attori del mondo: Laurence Olivier. Lei che tutto il mondo adora ma che si sente assolutamente inadeguata come attrice, cerca aiuto da chi questa consacrazione l’ha avuta e vorrebbe diventare una star come è lei! Uno scambio che non funzionerà ma che ci restituisce uno spaccato di vita di una donna che adoriamo perché è andata oltre se stessa. Ha creato un personaggio e il mondo si è inchinato ai suoi piedi. Una donna adorabile nonostante i suoi perenni ritardi, il suo costante bisogno di sostegno, ma viva, gioiosa, anche se funestata da un’onnipresente ‘ombra’ scaturita da una infanzia infelice, senza un padre e una madre rinchiusa in manicomio, che non la lascerà mai fino alla fine della sua esistenza...

Curtis quando è venuto a conoscenza del libro di Colin Clark e cosa le premeva maggiormente mettere in risalto della donna, dell’attrice, del personaggio: Marilyn Monroe? “Colin Clark era un signore dell’alta borghesia britannica, che aveva studiato a Eton e che era appassionatissimo di cinema. Quando era ancora all’Università viene a sapere che negli studi di Pinewood a Londra, Laurence Olivier, girerà un film con Marilyn Monroe, Il Principe e la Ballerina. Con una faccia tosta e una caparbietà unica riesce ad ottenere il posto come terzo assistente di Mister Olivier. Sul set conosce Marilyn e tra di loro si instaura il rapporto speciale che racconto nel film, in seguito lui scrisse un libro su questa vicenda, l’ho letto, mi ha rapito e ho voluto trasportarlo sul grande schermo. Mi premevano molte cose. Principalmente fare conoscere alla gente Marilyn non solo come icona ma per la grande attrice che è stata... e proprio il confronto con uno dei maggiori interpreti di tutti i tempi, Laurence Olivier, porta questa necessità al suo apice, nel bene e nel male”.

Non si sa da dove iniziare per raccontare Marilyn Monroe, lei come ha fatto? “Intanto il film prende in esame solo una parte della vita di Marilyn quando lei trentenne, era il 1956, va in Inghilterra per fare questo film. Penso che ci siano tre Marilyn nella storia che racconto: quella che impersona il ruolo di Elsie nel film di Olivier; quella pubblica e quella privata. Quest’ultima è la donna che conosce Colin Clark e che ci ha raccontato. Ma Marilyn era già un'invenzione come personaggio: il suo modo di camminare e di muoversi, il suo mandare i baci, farti l’occhiolino, la sua voce e la seduzione innata, l’avevano resa un’icona amata a livello mondiale, cosa che resiste ancora oggi. Un po’ come ha fatto Charlie Chaplin con Charlot, la sua camminata era il suo marchio di fabbrica, la nascita di un personaggio che sarebbe diventato leggenda, come lei. Oggigiorno, solo Madonna, a mio parere, ha fatto un lavoro su se stessa come la Monroe, diventando la diva planetaria che è”.

In un film come questo la scelta degli attori non è fondamentale di più... “Verissimo e su Michelle Williams ho un po’ scommesso perché la conoscevo ma vi potete immaginare che razza di sfida è incarnare Marilyn Monroe? Poi dopo vari provini ho pensato, è lei, è perfetta. Per gli altri ruoli è stato più semplice. Kenneth Branagh è da sempre chiamato il nuovo Laurence Olivier, quindi a chi doveva andare la parte? Judi Dench, Derek Jacobi non hanno bisogno di presentazioni. Per la parte di Vivien Leigh, moglie nella vita di Olivier, volevo una donna bella ma che a quarantatré anni era finita, secondo lo star system hollywoodiano. Julia Ormond, a mio avviso è splendida, con l’età che ha e per questo ho voluto lei”.

“Anche se nel film Vivien/Julia non c’è tantissimo – continua il regista – ci tengo moltissimo a questo ruolo perché io ho sempre amato da morire Vivien Leigh. Stiamo parlando di Rossella O'Hara di Via col vento. Capite! La Monroe, trentanni all’apice della carriera, e la Leigh quarantatré nello stesso momento durante la lavorazione del film del marito e, ritenuta troppo vecchia, per la parte. Una delle interpreti più belle, brave e famose del mondo, messa da parte, che si sente finita. Era un personaggio a cui dovevo rendere onore e la Ormond lo ha fatto magistralmente”.

Il rapporto tra Laurence Olivier e Marilyn Monroe fu piuttosto burrascoso, non si amavano molto... “In realtà c’era una stima reciproca infinita, ma Olivier era un uomo abituato ad una professionalità integerrima e mal digeriva un’attrice che, minimo arrivava con un’ora di ritardo, oppure, non si presentava proprio sul set. Ma a quel tempo Marilyn già era sotto antidepressivi e sonniferi e aveva vari problemi. Tanto che quando Il Principe e la Ballerina che non è uno dei migliori film di entrambi, arriva al termine, Olivier riguardandolo ammette che lei è unica, sublime, una grandissima attrice e dimentica tutte le fatiche per portare a termine il progetto. E’ vero, come avete detto, che lui era un grandissimo attore che ambiva allo status di star mentre lei era una star che voleva essere riconosciuta come una brava attrice. Pensate che Billy Wilder che ha diretto Marilyn in A qualcuno piace caldo e in Quando la moglie è in vacanza ha affermato: “Quella non era solo difficile, era impossibile. Ma possiede una certa indefinibile e penetrante magia, come nessun'altra attrice in attività”.

Eddie Redmayne è l’attore che intepreta Colin Clark ed è strepitoso, come lo ha scelto? “Eddie è giovane ma è già molto famoso, soprattutto in Inghilterra. Lavora moltissimo a teatro ed io che faccio molti spettacoli al Donmar Warehouse di Londra lo conosco molto bene. Ha fatto comunque già parecchi film da Savage Grace con Julianne Moore a L’altra donna del re. E’ straordinario e penso che farà molta strada”.

Ricordiamo che di progetti su Marilyn Monroe oltre a questo splendido film arriverà anche quello con Naomi Watts, Blonde, tratto dal romanzo di Joyce Carol Oates mentre già si mormora che Angelina Jolie e George Clooney potrebbero essere Marilyn e Sinatra nell’adattamento del romanzo Vita e opinioni del cane Maf e della sua amica Marilyn Monroe.

Ci sono leggende che non finiranno mai...

Scritto da Nicoletta Gemmi
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