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Moonrise Kingdom di Wes Anderson

Attualità, Recensioni

03/12/2012

Film di apertura alla scorsa edizione del Festival di Cannes, Moonrise Kindgdom segna il ritorno di Wes Anderson ad un cinema che gli è particolarmente nelle corde e che lo riavvicina ai suoi lavori dell’inizio tra cui quello più famoso e, per certi versi, riuscito I Tenebaum.

Una storia d’amore contrastata tra due adolescenti diventa l’occasione per una fuga insieme meticolosamente pianificata che dovrà fare i conti con lo sceriffo del luogo, con un gruppo scatenato di boy scout, le ansie del suo capo squadra, le inquietudini dei genitori interpretati da Bill Murray e Frances McDormand.

Un film elegante e divertente costellato da un cast di grandi attori da Bruce Willis a Edward Norton, da Bill Murray a Tilda Swinton per una storia di teenagers ribelli in cui Anderson inserisce tutta la sua passione e ossessione di collezionista nato nel 1970 nel cercare oggetti, mode e mood che restituiscano il sapore di quegli filtrato attraverso la sua sensibilità fatta di ironia e di una regia molto dinamica.

Moonrise Kingdom è una pellicola che colpisce lo spettatore per la sua pianificazione meticolosa sul piano registico, per i momenti di grande ironia, ma anche la tenerezza del rapporto tra un ragazzino e una ragazzina innamorati in maniera disperata, ma – al tempo stesso – pura e necessaria.

Ambientato nella seconda metà degli anni Sessanta il film consente ad Anderson di potere raccontare un’insolita storia di avventura sui sentieri indiani e di incontro tra due ragazzi destinati inesorabilmente ad appartenersi.

In questo senso il mondo fortemente caratterizzato che li circonda con personaggi eccentrici, ma tutt’altro che banali rende questa pellicola un divertissment il cui unico limite potrebbe stare nell’eccessivo manierismo con cui viene caratterizzata la storia, che, però, al tempo stesso costituisce il tratto fondamentale del cinema di questo regista.

La ridondante e costante partitura musicale di un divertito Alexandre Desplat, i dettagli delle divise, del linguaggio, dei libri letti, del gattino Sam che è il compagno di fuga dei due rendono questo film un’interessantissima e ulteriore prova di come ci possa essere un cinema indipendente e intelligente, così originale da non assomigliare a nulla se non alla visione di questo autore che anno dopo anno continua a sorprenderci e a divertirci.

Un film gradevole, ma a tratti perfino commovente per il suo umorismo e per la sua delicatezza di sentimenti.

Scritto da Marco Spagnoli
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