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Monica Bellucci è stato un grande onore lavorare con Philippe Garrel!

Attualità, Interviste, Personaggi

02/09/2011

 (Venezia) Per quanto riguarda il film di Philippe Garrel, regista erede della Nouvelle Vague e in particolare di Jean Luc Godard che da sempre considera suo maestro, si è parlato molto per il fatidico nudo integrale di Monica Bellucci. La nostra attrice è una delle protagoniste insieme al figlio del regista Louis Garrel. Ovviamente come tutte le polemiche o i pruriti del caso, il nudo in questione non ha niente di scandaloso, anzi è uno dei momenti più poetici del film. Un film che – come quasi tutti quelli di Garrel – ha suscitato risate in sala e fischi. Ma lasciamo all’audience la loro sentenza quando arriverà nelle sale.

Presente a Venezia Monica Bellucci, insieme al compagno Vincent Cassel che è Otto Gross in A Dangerous Method di David Cronenberg, l’attrice ci ha tenuto a precisare di quanto sia onorata di avere preso parte a questa pellicola dato che da sempre ammira moltissimo Philippe Garrel. Regista che nel film non rende merito alla sua straordinaria bellezza che, invece, oggi abbiamo avuto la possibilità di ammirare di nuovo in tutta la sua integrità.

“Per quello che mi riguarda – ha dichiarato Monica Bellucci – quando decido di lavorare con un regista vuole dire che mi fido di lui e di conseguenza mi sono affidata completamente a Philippe. Avevo partorito da un mese e mezzo, non ero di certo al massimo della forma ma non mi interessava affatto perché per il ruolo di Angéle andavo benissimo così come ero… Io mi ritengo una attrice e di conseguenza non devo di certo dimostrare di essere bella ma di essere in grado di dare un senso, di dare vita al personaggio che porto sullo schermo. Chiudendo con la vicenda del nudo per me quella scena è un atto di generosità verso il film che ho realizzato con immenso piacere dato che credo che Un eté brulant sia un’opera magnifica”.

“Io – ha continuato la Bellucci – ho un grandissimo rispetto per Garrel, è un uomo che ha un suo universo, radicale che puoi amare oppure no ma è unico nel suo genere e io ho appreso tantissimo da lui. Lavorare con lui è una esperienza unica perché sono stata anche testimone del grande amore che c'è tra lui e suo figlio. Li lega un affetto commovente. Philippe è da sempre un anticonformista ma se non fosse tale non farebbe nemmeno questi film, il suo non è un atteggiamento è il suo modo di essere. Proviene dalla pittura, ha fatto l’Accademia di Belle Arti, conosce bene l’anatomia del corpo e la utilizza con grande poesia nei suoi film. Inoltre è una persona estremamente interessata alla psicologia femminile, sono le donne il centro del suo universo e io sono completamente in accordo con lui sul suo modo di raccontarle ed esplorarle. Inutile che sia io a dirvi che non è di certo un compito facile. Garrel cerca di ritrarre l’anima delle persone. Se dovesse chiamarmi per un altro film, lo dico da subito, sono assolutamente disponibile”.

Dal canto suo il regista per quanto riguarda i fischi o le risate che si sono sentite in platea durante la proiezione stampa di ieri sera ha dichiarato: “Sono i rischi del mestiere. Del resto il mio maestro, o uno dei miei principali maestri è Jean Luc Godard che di fischi se ne è portati a casa parecchi anche lui. Io non sono Godard questo lo so benissimo, ma Un eté brulant è un grande omaggio a Il Disprezzo. Lo dico con onestà, con sincerità, bisogna imparare da chi è più bravo di te. Io ho sempre bisogno di punti di riferimento e Godard, insieme a Bergman o autori di questo calibro sono i miei. Quindi i fischi o le risate vanno bene dato che ci sarà anche chi è invece uscito dalla sala arricchito dalla visione del film. So perfettamente, da sempre, che non sarò mai un autore che piacerà alla maggior parte della gente ma questo sono io. E già essere arrivati a questa consapevolezza, penso che, come essere umano, mi permetta di considerarmi fortunato e avvantaggiato rispetto a tanti altri”.

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
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