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Miramax: ultimo round

07/06/2010

Dopo il fermo della trattativa con i fratelli Harvey e Bob Weinstein - per l'offerta al ribasso, dicono -, adesso  in zona cesarini per l'acquisto della Miramax arriva l' offerta di un costruttore edile di Los Angeles: Ron Tutor, presidente e amministratore delegato del gruppo Tutor-Saliba. Secondo indiscrezioni pubblicate dal Los Angeles Times, Tutor avrebbe fatto un’offerta compresa fra 650 e 700 milioni di dollari. Suo socio nell'operazione il Sig. David Bergstein, finanziere cinematografico e convinto pioniere della nuova distribuzione digitale. Dopo che le trattative con i fratelli Weinstein si sono arenate due settimane fa, troppo distante l'offerta (600 milioni di dollari) rispetto alla richiesta di partenza della Disney (700 milioni), ed anche l'altra cordata, quella dei fratelli Tom e Acel Gores, che in un primo momento sembrava aver vinto la partita con una proposta articolata di fusione di Miramax con  Overture e Starz Media affidando il neo gruppo alla guida esperta di Chris McGurk, è uscita di scena, pare a causa del solito problema di un'offerta inadeguata, la cessione della Miramax sembrava in una fase endemica di stallo. Adesso invece il costruttore di LosAngeles avrebbe messo sul piatto l'offerta più alta, e la Disney sembrerebbe intenzionata a non lasciarsela scappare.  L'offerente, ovvero il duo Tutor - Bergstein, ha però posto una condizione: la Disney ha tempo solo fino al 17 giugno per accettare. Dopo tale data l'offerta non sarà più valida. La Disney starebbe valutando molto attentamente. Il tandem Tutor - Bergstein sarebbe perfettamente in grado di onorare gli impegni economici contrattuali. L'unico neo, non da poco, è lo stile piuttosto drastico che ha reso celebre Bergstein nelle sue passate ristrutturazioni aziendali: richiesta di bancarotta,  amministrazione controllata, tagli economici e riduzioni di personale. Per Miramax, già ridotta all'osso dalla Disney - che nel 2009  ha ridotto il personale del 70 per cento e dimezzato le produzioni, adesso praticamente azzerate,  significherebbe sul piano occupazionale la fine. In effetti, a quello che sembra,  ciò che interessa agli acquirenti, non è tanto il know how e la organizzazione di una storica società cinematografica, che ha prodotto film come «Pulp Fiction», «Il piccolo Buddha», «Shakespeare in Love» e «Chicago», quanto la library di 600 e passa titoli per lanciare una rete globale di distribuzione digitale, scommendo sulla velocità in cui internet diventerà il mezzo di sfruttamento primario per i contenuti cinematografici.

Scritto da Piero Cinelli
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