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Miracolo a le Havre, il film di Kaurismaki da Venerdì nelle sale

Attualità

23/11/2011

Non accade spesso che il cinema europeo affronti il tema della sempre più grave crisi economica, politica e soprattutto morale che ha portato alla questione irrisolta dei profughi: persone che arrivano dopo mille difficoltà nell’Unione europea e subiscono un trattamento irregolare e spesso inadeguato. Non ho soluzioni da proporre, ma ho voluto in qualche modo affrontare la questione, anche se in un film che ha poco di realistico”.

A parlare è Aki Kaurismaki, regista, sceneggiatore e produttore di Miracolo a Le Havre, che Venerdì sarà nelle nostre sale grazie a Bim. Kaurismaki è noto per i suoi film ambientati negli strati sociali meno fortunati, soprattutto del nord Europa, spesso con situazioni e personaggi stravaganti, tra i quali è doveroso ricordare Leningrad Cowboys Go America, L'uomo senza passato e Le luci della sera.

Questa volta ci racconta la storia di Marcel Marx, ex scrittore e noto bohémien, ormai ritiratosi in una sorta di esilio volontario nella città portuale di Le Havre, dove sente di aver costruito un rapporto di maggiore vicinanza con la gente, che serve praticando l’onorevole ma poco redditizio mestiere del lustrascarpe. Marx ha ormai appeso come si suol dire, la ‘penna al chiodo ‘ e vive dividendosi tra il suo bar preferito, il lavoro e la moglie Arletty, quando all’improvviso il destino mette sulla sua strada un piccolo profugo arrivato dall’Africa. Arletty però è gravemente ammalata e costretta a letto, così Marcel deve affrontare il freddo muro dell’indifferenza umana armato solo del suo innato ottimismo e della solidarietà della gente del suo quartiere: ma contro di lui lavora la cieca macchina dello stato occidentale, rappresentata dalla polizia che lentamente stringe il cerchio intorno al bambino africano.Per Marcel è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche, lucidarsi le scarpe e mostrare i denti.

Kaurismaki ebbe l'idea di un film su un bambino africano che arrivava in Europa tre anni prima che Miracolo a Le Havre entrasse in produzione: inizialmente pensò di ambientare la storia a Marsiglia, poi in alcune città marittime spagnole e portoghesi e infine decise di ambientarlo a Le Havre, che trovò ideale per le riprese. “Miracolo a Le Havre è il film che volevo fare - spiega - In effetti, la storia poteva essere ambientata in un qualsiasi paese europeo, tranne che in Vaticano, forse. O magari proprio lì. Ho studiato alcuni film di Marcel Carné, ma non sono riuscito a rubare niente senza saltare da una favola semi-realistica a un vero e proprio melodramma”.

Presentato in concorso durante lo scorso Festival di Cannes, il film è stato girato con un budget di 3,8 milioni di euro, incluso un supporto di 750,000 euro dalla Fondazione finlandese per i film. In Italia è stato mostrato anche durante il Torino Film Festival, durante il quale al regista è stato tributato un premio alla carriera.

Nel cast Jean Pierre Leaud, Kati Outinen, Elina Salo, Evelyne Didi, Andre Wilms e Jean Pierre Darroussin. “E’ un privilegio dirigere attori francesi - afferma soddisfatto il regista – ed in questo film ho allargato la mia famiglia di attori con Jean Pierre Darroussin. In realtà (ride), era con noi anche prima, ma non gli permettevo di recitare, gli facevo pulire il set la sera!”.

 

 

 

 

 

Scritto da Manuela Blonna
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