questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

‘Mio padre è un killer’: The Iceman con Michael Shannon!

Attualità, Interviste, Personaggi

30/08/2012

 (Venezia) Detto così potrebbe sembrare che stiamo parlando di una puntata della serie televisiva Dexter, dove il protagonista Dexter Morgan, ematologo è un eccezionale marito e padre per i suoi figli ma è anche un serial killer di serial killer.

Ma è solo un gioco che ci è venuto in mente, con alcuni punti in comune con quello di cui vi parleremo. The Iceman, passato Fuori Concorso qui a Venezia, è una storia vera. Diretto dal giovane regista israeliano ma che vive negli Stati Uniti, Ariel Vromen (classe 1973), ripercorriamo la vera esistenza di Richard Kuklinski, il ‘polacco’ - come lo chiamano tutti a New York - che è stato un uomo nato, cresciuto e vissuto nella violenza. Solo la violenza ha conosciuto nella sua vita. A parte, una volta divenuto adulto, l'amore per la moglie Deborah e per le sue due figlie, che durerà per tutta la vita. Kuklinski ha ucciso all’incirca cento persone, forse di più, quando l’hanno arrestato lo anno condannato a due ergastoli, è morto nel 2006 in galera. Prima di morire gli hanno chiesto se aveva dei rimorsi per quello che aveva fatto e lui ha risposto: “No. L’unico enorme rimorso che ho e che non mi perdonerò mai è di avere fatto soffrire mia moglie e le mie figlie”.

Lo avevano soprannominato The Iceman, ovvero, L'Uomo di Ghiaccio. Uno che uccideva un uomo con lo stesso stato d'animo di uno che lavora in un supermercato e mette a posto le scatolette di passata di pomodoro.

Sono arrivati a Venezia, alcuni dei protagonisti di questo film, ad iniziare da uno dei migliori attori in circolazione, accolto da applausi e standing ovation, ovvero Mister Michael Shannon che è Richard Kuklinski, Winona Ryder che interpreta sua moglie Deborah, Ray Liotta che è Roy Demeo, il primo malavitoso per cui lavora il nostro personaggio e il regista Ariel Vromen. Nel film ci sono anche: James Franco, Chris Evans, David Schwimmer, Stephen Dorff, Robert Davi.

Mister Shannon come si è avvicinato a quest’uomo dalla mille sfaccettature e da una sola espressione? “E’ stato un lavoro interessante perché qui si parlava di una persona realmente esistita. Su di lui c’è abbastanza materiale, video, foto, soprattutto degli omicidi ma ho cercato di capire chi è stato di catturare la sua complessità. Sono felicissimo di questa accoglienza qui a Venezia, grazie, ma dopo Take Shelter, Revolutionary Road e The Iceman non vorrei farmi la fama dell’attore spaventoso. Io non amo far paura, non amo la violenza, anche se mi sa che in questo film ho davvero terrorizzato JFranco, è da un po’ che non si fa sentire”.

Ariel Vromen, lei è giovane, ha già fatto altri film, ma The Iceman è indubbiamente il suo lavoro più impegnativo e importante, come è andata? “Da anni sono affascinato dalla figura di Richard Kuklinski e ne volevo fare un film. Sapevo già che volevo Michael Shannon come protagonista e Winona per la parte della moglie. Una sera ad un party vedo Michael. Per lui è stata la fine, l’ho incastrato in un angolo e non l’ho più mollato parlandogli tutto il tempo del progetto. Ci ho messo due anni ma ora eccolo qui. E, poi, a parte che hanno accettato tantissime star di Hollywood di fare anche solo una parte che durava dieci minuti mi ha detto di sì Ray Liotta che per me è una leggenda. Ray di fronte a Michael, potete pensare a qualcosa di più minaccioso?”.

Winona Ryder, finalmente la rivediamo in una parte sostanziosa e molto, molto ambigua. Com’è stato essere la moglie, molto amata, di Michael Shannon? “Lavorare con Michael è come essere afferrati alla gola e catapultati nella scena. Per quanto riguarda il mio personaggio devo dire che è stato il motivo per cui ho accettato questa parte. La moglie di Kuklinski che è ancora viva, con le sue due figlie, hanno cambiato nome e noi non abbiamo avuto nessun rapporto con loro è un personaggio a dir poco ambiguo. E’ evidente che fra loro c’è stato un amore profondissimo che hanno trasmesso anche alle due ragazzine. Ma quello che mi sono sempre chiesta e che non ho una risposta da darvi, è come sia stato possibile che lei non si sia mai accorta di chi era suo marito fuori dalle mura domestiche. Quindi Deborah è una ingenua, oppure ha vissuto di denaro sporco e insanguinato facendo finta di non sapere e di non vedere?! Questo è un aspetto estremamente interessante perché la duplicità di Richard si può specchiare con la sua. E, grazie per l’avere sottolineato di essere ritornata, in realtà sono in un periodo della mia vita che voglio vivere bene. Quindi scelgo solo film che mi interessano e ho altre cose alle quali voglio dare il mio amore e il mio sostegno. Ora è così. Ho bisogno di essere soddisfatta, contenta, rimanendo aperta e cercando sempre di imparare, ogni giorno”.

Mister Vromen la grandezza di questo film è che c’è un terrore invisibile che sottende tutta la storia e non diventa mai esplicito, e questo porta al fatto che sia praticamente impossibile inserirlo in un genere ben specifico… “Grazie, lo prendo come un complimento perché è quello che volevo fare. Non volevo fare un film di gangster, non volevo un film su un killer, un crime movie, un thriller, un film d’autore o commerciale. Volevo raccontare la vita di persone realmente esistite nella maniera più onesta possibile senza mai indulgere in qualche effetto sorpresa per lo spettatore. Qui siamo di fronte ad un outsider, ad una duplicità, ad un uomo sdoppiato, perennemente in conflitto con se stesso e con il mondo. Infatti non lo si odia Kuklinski. Perché lui è amore e odio, uccide come un altro farebbe il caffè ma torna a casa ed è il marito ed il padre più amorevole del mondo. Con un personaggio così non si può incasellare la storia in un genere”.

“Per terminare – aggiunge Shannon – vorrei far notare che Kuklinski ha iniziato ad uccidere da bambino, prima gli animali, poi a tredici anni la prima vittima. Ma lui che bambino è stato? Che infanzia ha avuto? Richard Kuklinski è un uomo che si odia, che si è sempre odiato, che ha sempre pensato che non poteva fare altro nella vita che il killer perché non aveva talento per nulla. Aveva solo questa grandissima e potentissima rabbia che lo ha tenuto in vita. Avrebbe voluto essere una persona migliore di quello che è stato… Poi il suo comportamento dissociativo ha preso il sopravvento e per lui uccidere era diventata la normalità. Se non sei sconnesso da te stesso, non è possibile fare quello che ha fatto lui, il dolore, i rimorsi sarebbero troppo forti da reggere. E anche io quando andavo in scena non riflettevo mai, non pensavo, iniziavo e ad un certo punto arrivava qualcosa, dal nulla, e andavo avanti. In fondo anche noi attori siamo sdoppiati, triplicati, viviamo vite di altri, oltre la nostra. Ma, vi assicuro, non farei male ad una mosca!”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA