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Mine vaganti: la recensione

Attualità, Recensioni

12/03/2010

Dopo l'insuccesso del drammatico Un giorno perfetto Ozpetek torna alla commedia 'gaia' ed ai temi ed alle atmosfere che gli sono più congeniali, per realizzare un film ben fatto, godibilissimo, ma piuttosto superficiale. Siamo dalle parti di Saturno Contro, con un occhio a Il banchetto di nozze, sebbene Ozpetek, che condivide con Ang Lee una certa eleganza stilistica e la leggerezza del tocco, non riesca a giocare fino in fondo la devastante ironia della condizione dell'omosessualità. Imbrigliato forse da un'idea di partenza troppo stereotipata: il coming out in una famiglia patriarcale del profondo sud. Un'idea all'origine molto esplosiva, con due fratelli omosessuali autentiche mine vaganti pronti a far saltare in aria la famiglia borghese salentina che ha costruito il proprio benessere sul perbenismo e l'ipocrisia. Troppo anche per un regista gay militante e strada facendo la polvere da sparo si bagna sull'altare della devozione filiale, neutralizzando la seconda mina vagante, dopo che la prima aveva aperto coraggiosamente una breccia. Insomma le mine vaganti del titolo rimangono una minaccia, un'ipotesi in un contesto troppo piacevole per essere distrutto. E che alla fine viene protetto, con tutta la cerchia familiare, dallo stesso protagonista ex mina vagante che rinuncia perfino al proprio orgoglio omosessuale. Piuttosto che destabilizzare Ozpetek preferisce rassicurare, e la sua comunità gay - esilarante il gruppo che si ritrova nella villa di famiglia - sta al gioco fino in fondo. Quindi è sul versante commedia, sui volti, sulle tavolate, sul piacere pettegolo di stare insieme, sugli equivoci annunciati e sugli equilibri apparenti dove il film esprime la sua compiaciuta qualità. Tra gli interpreti il meno convincente è Scamarcio, Fantastichini è bravo anche se forse un pò troppo sopra le righe, straordinari invece Alessandro Preziosi, e soprattutto Nicole Grimaudo. Menzione a parte per la fantastica colonna sonora e per l'atmosfera salentina doc.

Scritto da Piero Cinelli
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