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Milano variabile

Interviste

28/08/2013

Intervista a Bruno Oliviero

La notte, le finestre dei palazzi di Milano nascondono stanze,  vite private, uffici, e un uomo: è l’ispettore Monaco (Silvio Orlando), stanco del suo lavoro da quando tre anni fa è morta la moglie.

Sulla sua scrivania arrivano documenti, fotografie di omicidi, i residui freddi dei delitti: in una notte destinata a cambiare per sempre la sua vita sul suo tavolo di lavoro, oltre al caso dell’omicidio del signor Ullrich, arriva anche quello di Linda (Alice Raffaelli) - la figlia dell’ispettore - fermata perché trovata con una pistola. La solidità apparente di Monaco protetto dalla burocrazia, è messa a repentaglio dal suo ruolo di padre. Si rende conto dell’abbandono in cui ha lasciato la sua vita privata, e anche - drammaticamente - di non essere più il poliziotto di una volta, il maestro di tanti altri poliziotti, neppure di Levi (Giuseppe Battiston), suo allievo e amico.

Questo l’inizio de La Variabile Umana, film d’esordio alla regia di un lungometraggio di fiction di Bruno Oliviero, celebrato documentarista che firma un noir esistenziale interpretato da un cast importante cui si aggiunge la bellezza carismatica di una sempre affascinante Sandra Ceccarelli in un altro personaggio chiave. “Il film è stato concepito prima che l’attualità ci restituisse l’eco della storia di ricchi imprenditori che vanno con minorenni.” Spiega Oliviero “Vivo a Milano da dieci anni e come documentarista credo di riuscire a percepire il clima di un luogo. In questo senso, però, la cronaca ci ha un po’ disturbato. Del resto Milano anticipa sempre, nel bene e nel male, l’andamento dell’Italia. E’ un luogo che genera miti. Per questo motivo ci interessava raccontare la storia di un uomo delle istituzioni messo in crisi dal proprio privato e del suo confronto doloroso e lacerante con la realtà che lo circonda.”

Il suo è un noir dalla forte vocazione esistenziale…

E’ la storia di un padre e del suo percorso di conoscenza nei confronti di sua figlia. Un viaggio che si incrocia con tutte le sue delusioni private e gli errori che ha commesso nel corso del tempo.

L’impressione è che lei sia stato più libero nel raccontare la realtà attraverso la finzione rispetto al suo passato di documentarista…

Diceva Edoardo De Filippo “Cerca la vita e trovi lo stile, cerca lo stile e trovi la morte.” Per quanto ho potuto mi sono posto dei problemi rispetto la precisione di una storia che nel suo piccolo è lo specchio della nostra società. Mi sono sentito più libero perché potevo affrontare il privato e l’intimo delle persone, senza rischiare di sembrare voyeuristico come accade nel documentario. Il documentario deve rimanere un passo indietro, mentre il cinema di finzione ti permette di andare oltre. Il mondo reale circonda la storia in maniera importante e noi volevamo restituirlo attraverso il racconto dei dettagli delle vite dei protagonisti.

Parliamo della Milano mostrata nel film?

Milano è uno dei personaggi del film. Una città indifesa, percorsa e vilipesa dalla realtà. Una città meravigliosa che a me nato a Napoli è sempre sembrata bellissima. 

Scritto da Marco Spagnoli
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