questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Michael Moore: Capitalismo, una storia d’amore

06/09/2009

E' ovviamente ironico il titolo che Michael Moore ha dato al suo nuovo lavoro, Capitalism: A Love Story, per la prima volta alla Mostra di Venezia e in Concorso. Il film che uscirà nelle sale il 2 ottobre, distribuito da Mikado, mantiene tutti gli elementi che hanno fatto di Moore uno dei registi più apprezzati di questi ultimi anni. Le proiezioni, qui al Lido del suo film, hanno registrato sempre il tutto esaurito.

 

Dopo Sicko che si occupava della Sanità negli Stati Uniti, Moore si è dedicato a cercare di capire come mai il Mondo ha avuto questo tracollo economico. In particolare perché il tutto è partito dagli Stati Uniti, patria del sogno americano e nazione emblema del Capitalismo. Quello che ne esce è un quadro tragico e ironico al contempo nella tradizione del regista. Interviste ad economisti o uomini di Wall Street sono inframezzate da spezzoni di vecchi film, pubblicità e altre trovate che fanno ridere il pubblico più volte. Si ride ma ci si commuove anche molto, oltre a riflettere e pensare che seriamente è giunto il momento di muoversi. Di fare qualcosa tutti quanti come cittadini prima che ogni nostro diritto ci venga tolto del tutto.

 

Come è possibile che attualmente gli Usa perdano 14.000 posti di lavoro al giorno? Come è possibile che alcune famiglie siano state ridotte sul lastrico, perdendo lavoro, casa, soldi, tutto quello che possedevano? E come è possibile che nessuno faccia niente per impedire che ingiustizie di questo tipo possano avvenire. Capitalism: A Love Story ha molte connessioni con il primo film di Moore, Roger & Me, dove il cineasta cercava di capire perché la General Motors (dove suo padre ha lavorato come operaio per 33 anni) licenziasse tante persone. Era il 1989. Vent'anni dopo la situazione è peggio di prima.

 

Unica speranza ci dice Moore: "Che l'America si stia svegliando a cominciare dal fatto che ha votato per Obama nel novembre dell'anno scorso, fatto che nessuno avrebbe creduto possibile fino a pochi anni fa. Ma come dico nel finale del film gli americani devono ribellarsi pacificamente in massa altrimenti perderemo sempre di più ogni diritto come uomini e cittadini. Spero tanto che il film spinga la gente, nel Mondo intero, a riflettere. Io ho imparato molto mentre giravo, non ho la presunzione di insegnare niente, il mio lavoro è quello di intrattenere. Sono un cineasta, non un economista. Mi auguro che il pubblico rida, si commuova e pensi anche che sia arrivato il momento di riprendere in mano le proprie vite".


Scritto da ADMIN
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA