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Michael Fassbender, ottima anche la seconda: Shame!

Attualità, Personaggi

04/09/2011

(Venezia) Michael Fassbender con il profondo, disturbante ed ottimo Shame si può preparare ad aspettarsi una bella Coppa Volpi come Migliore Interpretazione Maschile. Anche per il lavoro fatto con Cronenberg in A Dangerous Method dove è Carl Gustav Jung. Ma, qui, in Shame il film è lui: Brandon un uomo talmente disperato – nonostante le apparenze dimostrino tutto il contrario - che non puoi non amare senza riserve. Brandon è assolutamente incapace di relazionarsi con gli altri, di amare. Uno spaccato di vita così duro e realistico, soprattutto in questi tempi - di grandi solitudini - ambientato in una New York livida, grigia, dove i desideri non si avverano e i sogni sono infranti dalla realtà.

Uno dei giochi giornalistici preferiti del pre-festival è quello di anticipare che al Lido sbarcheranno un numero infinito di - presunti - film scandalo. E presunti rimangono. Il nudo della Bellucci nel film di Garrel era solo bello e il Michael Fassbender, sexual addicted di Shame è uno straordinario ritratto di una persona depressa, malata, sola, che ha bisogno degli altri, di amore, ma che non ce la fa nemmeno a riceverlo. Perché Brandon è amato.

Il film di Steve McQueen amico personale di Michael Fassbender – e si vede che sono amici perché l’intesa regia/interprete è totale nel film – i due avevano già girato insieme il notevole Hunger (se non lo avete visto recuperatelo), è assolutamente hot, erotico, con moltissime scene di nudo e di sesso. Ma non vi è alcun scandalo – e poi perché il sesso dovrebbe essere scandaloso? – e soprattutto non c’è mai gioia, piacere. La dipendenza di Brandon lo sta trascinando in un baratro, è come se l’uomo avesse appeso ad una caviglia un cadavere che lo trascina verso il fondo.

 Steve McQueen è uno stimato regista e videoartista britannico, anche scultore, che con Shame ovvero Vergogna racconta una vicenda di eccessi, per l'appunto erotici, quindi di una spericolata esistenza basata solo sul sesso dell'aitante e bellissimo protagonista; un uomo infelice. A sconvolgere ma anche a dare l’unica fonte di possibilità di uscire da tutta questa disperazione è l’arrivo della squinternata ma amorevole sorella Sissy, interpretata da Carey Mulligan. Questa volta per niente, e per fortuna!, in versione dolce o remissiva, ma donna fragile, invadente, sola che tenta di stabilire un rapporto con il fratello sconvolgendogli la precaria e abitudinaria esistenza.

 Shame è in concorso a Venezia 68, e per quanto riguarda il tedesco/irlandese Fassbender (che sempre ricorderemo in Bastardi senza gloria!): Michael ottima anche la seconda! Per chi non lo ricordasse è protagonista anche del film in concorso A Dangerous Method di David Cronenberg nei panni di Carl Gustav Jung e, ci dispiace dirlo perché amiamo Viggo Mortensen (che nel film è Sigmund Freud), ma Fassbender gli ruba la scena alla grande. In Shame non ha avversari se non il peggiore di tutti: se stesso e, vince, anche contro di lui! Non facile, per nessuno, né al cinema, né nella vita reale. Vedremo come andranno i giochi ma puntiamo su Michael Fassebender come Migliore Attore di questa 68° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
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