(Venezia) Michael Fassbender con il profondo, disturbante ed ottimo Shame si può preparare ad aspettarsi una bella Coppa Volpi come Migliore Interpretazione Maschile. Anche per il lavoro fatto con Cronenberg in A Dangerous Method dove è Carl Gustav Jung. Ma, qui, in Shame il film è lui: Brandon un uomo talmente disperato – nonostante le apparenze dimostrino tutto il contrario - che non puoi non amare senza riserve. Brandon è assolutamente incapace di relazionarsi con gli altri, di amare. Uno spaccato di vita così duro e realistico, soprattutto in questi tempi - di grandi solitudini - ambientato in una New York livida, grigia, dove i desideri non si avverano e i sogni sono infranti dalla realtà.
Uno dei giochi giornalistici preferiti del pre-festival è quello di anticipare che al Lido sbarcheranno un numero infinito di - presunti - film scandalo. E presunti rimangono. Il nudo della Bellucci nel film di Garrel era solo bello e il Michael Fassbender, sexual addicted di Shame è uno straordinario ritratto di una persona depressa, malata, sola, che ha bisogno degli altri, di amore, ma che non ce la fa nemmeno a riceverlo. Perché Brandon è amato.
Il film di Steve McQueen amico personale di Michael Fassbender – e si vede che sono amici perché l’intesa regia/interprete è totale nel film – i due avevano già girato insieme il notevole Hunger (se non lo avete visto recuperatelo), è assolutamente hot, erotico, con moltissime scene di nudo e di sesso. Ma non vi è alcun scandalo – e poi perché il sesso dovrebbe essere scandaloso? – e soprattutto non c’è mai gioia, piacere. La dipendenza di Brandon lo sta trascinando in un baratro, è come se l’uomo avesse appeso ad una caviglia un cadavere che lo trascina verso il fondo.
Steve McQueen è uno stimato regista e videoartista britannico, anche scultore, che con Shame ovvero Vergogna racconta una vicenda di eccessi, per l'appunto erotici, quindi di una spericolata esistenza basata solo sul sesso dell'aitante e bellissimo protagonista; un uomo infelice. A sconvolgere ma anche a dare l’unica fonte di possibilità di uscire da tutta questa disperazione è l’arrivo della squinternata ma amorevole sorella Sissy, interpretata da Carey Mulligan. Questa volta per niente, e per fortuna!, in versione dolce o remissiva, ma donna fragile, invadente, sola che tenta di stabilire un rapporto con il fratello sconvolgendogli la precaria e abitudinaria esistenza.
Shame è in concorso a Venezia 68, e per quanto riguarda il tedesco/irlandese Fassbender (che sempre ricorderemo in Bastardi senza gloria!): Michael ottima anche la seconda! Per chi non lo ricordasse è protagonista anche del film in concorso A Dangerous Method di David Cronenberg nei panni di Carl Gustav Jung e, ci dispiace dirlo perché amiamo Viggo Mortensen (che nel film è Sigmund Freud), ma Fassbender gli ruba la scena alla grande. In Shame non ha avversari se non il peggiore di tutti: se stesso e, vince, anche contro di lui! Non facile, per nessuno, né al cinema, né nella vita reale. Vedremo come andranno i giochi ma puntiamo su Michael Fassebender come Migliore Attore di questa 68° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.




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alle 12:05
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