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Megamind: il mio Nemico Amatissimo

Attualità, Recensioni

07/12/2010

Il nuovo film d’animazione DreamWorks è una divertente variazione sul tema delle storie di Supereroi.

Un’avventura raccontata non attraverso un narratore secondario o dell’eroe, bensì seguendo la scelta insolita di affidare al coprotagonista che non è altri se non il ‘cattivo’, la voce narrante di un film divertentissimo.

In una città molto simile alla Metropolis di Superman vediamo crescere due bambini molto dotati, ma contrapposti. Da un lato un giovane eroe, dall’altro un bambino blu inevitabilmente destinato  a diventare  il suo acerrimo nemico.

Negli anni successivi a quelli della scuola, li seguiamo nei loro scontri epici, una battaglia dopo l’altra, con l’eroe innalzato sugli altari e con la sua nemesi, invece, ripetutamente sbattuta in prigioni di massima sicurezza da cui riesce a scappare, ogni volta.

Un bel giorno, però, il cattivo che si fa chiamare Megamind, sorprendentemente, riesce a distruggere l’eroe e a conquistare, finalmente, il mondo. Questa, però, non è la fine della storia del film DreamWorks che propone al pubblico un ottimo 3D, coerente con lo sviluppo narrativo e visivo della storia, bensì, il suo inizio. Megamind, infatti, tempo dopo la morte del suo avversario non ha più niente da fare che lo stimoli e lo diverta. Così, sollecitato casualmente anche dall’incontro con una giornalista amica del defunto supereroe modellata sul personaggio di Lois Lane, il supercattivo matura un’idea sconsiderata, ma “necessaria”: creare un altro eroe da combattere e ripristinare l’ordine delle cose dove né il male, né il bene possono trionfare, generando un’eterna lotta, fatta di equilibri contrapposti. Il malvagio personaggio, quindi, si metterà alla ricerca di un candidato da trasformare nella nuova bandiera della città, grazie alla sua illimitata conoscenza scientifica. Individuatolo in un improbabile cameraman, Megamind, però, si lascerà sfuggire le cose di mano fino ad un finale pieno di colpi di scena ed inaspettato in cui dovrà egli stesso decidere da che parte stare e perché.

Brillante e molto ironico, Megamind è una variazione intelligente sul mondo dei Supereroi che pure sotto una patina molto brillante, riflette su temi di grande portata come il rapporto tra il Bene e il Male e il legame che può unire due persone, nonostante si trovino su barricate opposte.

Intelligente e spettacolare, diventa una sorta di “meditazione pop” sul senso ultimo dello Ying e dello Yang, sull’equilibrio che nasce da forze contrarie che devono essere in eterna contrapposizione per donare stabilità all’esistenza. Un concetto filosofico esplicitato attraverso una storia coloratissima con un protagonista apparentemente spietato e che, in realtà, è più un ‘buono mancato’ che un vero ‘cattivo’.

Un po’ simile al Lex Luthor di Superman, Megamind ricorda anche un po’ il Viktor Von Frankenstein inventato da Mel Brooks per Frankenstein Jr: un personaggio buffo e pasticcione che conquistato il mondo non sa davvero cosa farsene e che, lentamente, si innamora invece della giornalista che lo ha sempre odiato, da cui si presenta sotto un abile camuffamento.

Esilarante è anche il momento in cui Megamind si propone di inventare da zero il suo nuovo acerrimo nemico andando travestito da essere proveniente dallo Spazio in cui la produzione omaggia il Marlon Brando di Superman in cui il più grande attore della storia del cinema interpretata Jor-El lo scienziato di Krypton, padre del futuro  Supereroe.

Megamind quindi oltre ad essere apprezzato in quanto storia divertente, come spesso capita nei film d’animazione DreamWorks, propone inoltre una morale lungimirante e molto sofisticata, che sembra, in qualche maniera, mettere a nudo gli ultimi ottanta anni di storie a fumetti fatte di epiche battaglie di eroi e di cattivi.

Scritto da Marco Spagnoli
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