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Matteo Garrone e Paolo Sorrentino trionfano a Cannes

15/09/2008

I loro nomi sono stati, spesso, negli ultimi anni ripetuti come un Mantra. E qualche divinità dal “grande cinematografo dei cieli” deve avere davvero ascoltato le preghiere, pensando che fosse arrivato il tempo giusto per premiarli tutti e due.
Oggi che entrambi i registi hanno trionfato a Cannes, Matteo Garrone e Paolo Sorrentino sono più che due giovani ‘speranze’.
Sia Garrone che Sorrentino si sono trasformati in certezze straordinarie del nostro cinema che hanno reso grande sulla Croisette come non accadeva dal 1972 quando a vincere furono Elio Petri e Francesco Rosi di cui, evidentemente, il loro impegno civile, dalle forti influenze pop è sicuramente l’erede.
Gomorra e Il Divo, Primissima l’ha sempre sostenuto, sono due capolavori degni della più grande attenzione da parte non solo della critica e dell’industria, ma soprattutto del pubblico. Quegli spettatori cui il cinema di questi due registi nemmeno quarantenni, si rivolge raccontando storie difficili con un linguaggio complesso e sfuggendo, quindi, di fatto alle semplificazioni rassicuranti di altre cinematografie distanti dalla loro.
In un momento storico in cui l’Italia affronta enormi difficoltà sul piano sociale e culturale, Sorrentino, Garrone, ma anche Francesco Munzi il cui film, Il Resto della Notte, ha molto interessato la Quinzaine Des Relisateurs, colpiscono il pubblico con storie in grado di intrattenere lo spettatore, ma anche di farlo riflettere e pensare.
Il presente non viene presentato in maniera ‘edulcorata’ come quello delle commedie romantiche giovanilistiche e il cinema torna ad essere ancora una volta uno strumento principe per la trasmissione delle idee e per la riflessione su temi e spunti scottanti e difficilmente trattabili altrimenti.
Grazie ai talenti di Garrone e Sorrentino il cinema italiano torna allo splendore che merita con storie di impegno sociale e politico.
In questo senso il Sessantunesimo Festival di Cannes rappresenta un evento ‘storico’: uno spartiacque tra un prima e un dopo del cinema civile in Italia, quando la lezione dei grandi del passato è stata “sublimata” in qualcosa di energico ed estremamente moderno. Un cinema adatto alla complessità e, spesso, alla non facile decifrabilità della nostra epoca e, inoltre, un cinema ‘nuovo’ in cui la forza delle idee va di pari passo ad una sensibilità visiva e artistica innovative, chiara espressione dei nostri tempi.

Scritto da ADMIN
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