questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Master & Servants

Attualità, Personaggi, Recensioni

03/09/2012

Recensione di The Master di Paul Thomas Anderson

Forse il film più atteso della Mostra del Cinema di Venezia di quest’anno, suscita reazioni contrastanti nello spettatore. Due interpretazioni strepitose da parte dei protagonisti Joaquin Phoenix e Philip Seymour Hoffman, un’ambientazione affascinante nell’America degli anni Cinquanta e un soggetto importante come la nascita di Scientology da parte del suo fondatore Ron Hubbard (sebbene la setta non venga mai citata espressamente) trovano il proprio limite emotivo e narrativo in una sceneggiatura fragile e confusa. Un vero peccato e un’occasione, forse, sprecata per il regista Paul Thomas Anderson che nonostante la forza visiva che caratterizza il suo cinema, fallisce nel volere raccontare davvero qualcosa e che è paradossalmente ‘leggero’ nell’affrontare il soggetto più forte e attuale mai toccato dal suo cinema sempre dinamico e talora perfino muscolare.

Tutto inizia seguendo un ex marinaio dall’atteggiamento maniacale, interpretato in maniera “clamorosa” da Joaquin Phoenix al suo ritorno dalla Seconda Guerra Mondiale. I suoi comportamenti nevrotici gli fanno prima perdere il lavoro, poi lo trasformano in un uomo in fuga che, per caso, sale sulla nave di un Guru con cui, immediatamente, stringe amicizia. L’ambiguo rapporto tra i due si sviluppa seguendo l’evoluzione di uns setta che predica il ricordare le vite del passato per liberarsi delle proprie preoccupazioni di oggi. Il legame tra i due uomini diventa sempre più complicato, quando tutta la fragilità del pensiero della guida spirituale si arena contro le richieste pressanti da parte degli adepti di ottenere una serie di chiarimenti rispetto ai viaggi nel tempo e al ricodare. La falsità del Guru emerge in maniera lenta ma inesorabile, mentre l’uomo in fuga decide di tornare sulla strada, lontano da quella nuova casa che non considera più tale. Tutto questo in un finale dove lo scontro tra i due protagonisti diventerà inevitabile.

Pur essendo tutt’altro che riuscito, The Master è un film degno di grandissimo interesse. Il dolore personale del personaggio di Joaquin Phoenix, il suo amore perduto, la sua postura contorta che comunica un grande disagio allo spettatore, sono i segnali dell’interiorizzazione di un “male nero” che la figura carismatica di Philip Seymour Hoffman sembra volere mitigare, prendendosene cura con una terapia eccentrica, ma – per certi versi – forse perfino efficace in alcuni frangenti.

Con alcuni momenti memorabili di grande cinema, il film sorprende visivamente e narrativamente lo spettatore, senza, però, offrirgli il beneficio di una vera via d’uscita significativa quanto quello che ha visto fino a quel momento.

Anderson fallisce nel mostrare una conclusione davvero degna delle immagini che lo spettatore ha visto passare dinanzi agli occhi per quasi due ore e mezza.

The Master è un film importante, perché parla del controllo del dolore, della libertà, dell’ipocrisia e dell’influenza che, in questo caso, una donna può arrivare ad esercitare su un uomo. La seconda parte del film, però, manca nel dare una vera conclusione alla trama e nel diventare un attacco o almeno un commento al proliferare di religioni inventate ad uso e consumo di chi le predica.

Un film che, purtroppo, non si riesce ad amare per la sua fragilità, nonostante tutti gli ottimi presupposti e i tanti momenti estremamente coinvolgenti e riusciti.

 

 

 

Scritto da Marco Spagnoli
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA