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Massimo Martelli, regista di Bar Sport, ci parla del film!

Attualità, Interviste

14/10/2011

Quando le è venuto in mente di adattare il libro di Benni e come lo ha fatto? Innanzitutto stiamo parlando di un libro che ha venduto più di un milione e mezzo di copie, quindi stiamo parlando di un libro che è la ‘Bibbia’ del Comico per svariate generazioni. Un libro che, ancora oggi, quando viene puntualmente ristampato ha gente che lo va a ricomprare e molti di loro sono giovani perché – incredibilmente – il mito di questo libro è passato dai genitori ai figli con una semplicità mostruosa. Quindi il principale compito è stato quello di esserne fedele il più possibile, cercando di mantenere tutto il suo mito e dando dei volti ai personaggi che hanno reso celebre il libro e che sono nella testa di tutti. Sono talmente nella testa di tutti che la Luisona che è la decana delle paste, quella che non è mai stata mangiata dal giorno dell’inaugurazione del Bar, ed è li nella bacheca da vent’anni per molti è un vero e proprio personaggio, tanto questa Luisona è famosa... Quello che voglio aggiungere è che è stato un parto molto lungo perché è stato molto difficile portare sullo schermo questo libro, ogni trasposizione di per sé è un tradimento, dalla letteratura al cinema e allora bisogna capire in che modo tradire. Volendo noi tutti di tradire il meno possibile abbiamo pensato di unire e di uniformare. Mi spiego dato che il libro racconta vari anni e in tanti episodi, è in pratica un insieme di piccoli racconti, noi abbiamo creato un unico Bar, gestito da Giuseppe Battiston e un gruppo di amici, primo fra tutti il tuttologo che è il ‘tennico’ ovvero Claudio Bisio, creando una storia di amicizia il cui teatro è questo Bar. Un posto nel quale entrano svariati personaggi e, nel quale soprattutto, si raccontano tante storie. L’intento è quello di fare capire quant’era bello raccontare le storie e ascoltarle, contrariamente ad adesso che le storie ci entrano dentro solamente attraverso la televisione.

C’è un aspetto comico molto forte, c’è un aspetto poetico perché – come dicevo prima – il cercare di ridare valore alle storie, ai racconti, veri o falsi, dico questo perché c’è un racconto fatto da Teo Teocoli che è il playboy del paese, che è assolutamente straordinario ma che è anche chiaramente basato su finte avventure amorose e finte conquiste... Insomma il piacere di nuovo della narrazione, del racconto, di cui Stefano Benni è un Maestro e che spero il film ne ripercorra le orme.

Che stile avete scelto per il film, visto che il libro è del 1976? Abbiamo fatto un mix. In parte si torna agli anni Settanta perché le musiche, sia quelle fatte apposta per il film, che canzoni molto famose ripercorrono quegli anni... Ma al di là di questo non vorrei che sembrasse un remember, perché la nostra intenzione era quella che dopo pochi minuti si doveva superare il pensiero di in che anni siamo? Molti bar di provincia sono un po’ senza tempo e noi abbiamo voluto fare un elogio alla provincia. Il Bar è il centro del paese, ancora oggi, in molti luoghi in quanto posto dove accadono cose. Prima si andava a vedere Mike Bongiorno e il Tour de France e adesso si vanno a vedere le partite Sky o altre cose... è il posto dove la gente si ferma a chiacchierare, dove si parla di politica, si spettegola, si contano balle e così via. Quindi io spero che il nostro racconto sia sì, assolutamente, ambientato negli anni ’70, però sia assolutamente non datato cioè che uno si possa immedesimare in questi personaggi e divertirsi. Io ho l’idea che se uno oggi si rivede Amici miei non ha l’idea che erano anni diversi da questi, almeno nei valori fondamentali dato che sono storie di amicizie con la forma della commedia e come in tutte le storie ci devi entrare. Una volta che ci sei dentro il periodo in cui è girata, non dico che diventa secondario perché ha un suo peso, un suo valore molto forte, ma deve andare oltre. Un aspetto fondamentale che devo dire è che la parte grottesca e surreale di questi racconti l’abbiamo visualizzata anche attraverso dei cartoni animati. In questo modo ci siamo potuti permettere di mantenere lo stile, il sapore surreal/grottesco del libro reso pienamente dal racconto in forma di animazione.

La provincia. Dove l’avete girato e qual’è l’ambientazione che ha ricreato? Tutti gli esterni li abbiamo girati a Sant’Agata Bolognese che è un paese famoso perché è governato da sole donne, a partire dal Sindaco fino a tutti i suoi assessori. E incredibilmente è uno dei paesi italiani dove c’è la migliore integrazione con gli immigrati e gli stranieri. E’ un paese che quando l’ho visto ho detto: “Questo è il paese del Bar Sport”, perché ha i classici portici bolognesi ma ha soprattutto la piazza al centro del paese. Quindi la piazza è il posto dove tutti si trovano. E nella piazza c’era un bar e lì lo abbiamo fatto.

Massimo Martelli il cast. Tantissimi attori, soprattutto comici ovviamente, ma anche ‘solo’ comici, magari provenienti dalla televisione... Ho messo insieme personaggi, persone meglio dire, che soprattutto si assomigliano, sia che provengano da lavori più televisivi o cinematografici. Il 90% degli attori italiani in particolare comici provengono dalla comedy, ovvero dal lavoro teatrale. Come un tempo c’era il teatro di varietà dal quale sono passati i vari Sordi, Tognazzi, Walter Chiari ecc... Adesso c’è il cabaret. E io credo che questi siano dei grandissimi attori perché mentre credo che per un attore drammatico non è scontato che riesca a fare ridere, i comici hanno la prerogativa straordinaria che riescono ad essere poetici. E questo è un dato. L’altra importante caratteristica che ho cercato di mantenere per ognuno di loro il mondo dal quale provengono. A Cornacchione non ho fatto fare il playboy ma un imbranato sulla scala che non riesce ad accendere la scritta del Bar Sport. A Teocoli gli ho fatto fare il bell’uomo maturo che una volta aveva fatto sicuramente grandi conquiste ma che oramai vive solo di ricordi o di storie inventate dalla sua fantasia. Ho lavorato su quello che loro sono in realtà. Poi io vengo da lì conosco il mondo dei comici e penso che il comico abbia una follia dentro che non tutti gli attori hanno... alcuni riescono a crearsela ed altri no.

Stefano Benni ha partecipato al film oppure no? Non ha partecipa attivamente ma è stato gentilissimo e molto generoso. Lo dico perché è noto che lui non ama molto dare i diritti per trasporre i suoi libri al cinema, lo ha fatto veramente raramente. Bar Sport era stato chiesto anche in passato svariate volte e lui ha sempre rifiutato il permesso. Quindi averlo avuto come complice è un grandissimo onore. E anche una grande fortuna, dato che ripeto, in molti avrebbero voluto fare Bar Sport e a noi ha detto sì. Lui è una persona molto rigorosa quindi ha letto la sceneggiatura, ci ha dato dei consigli, ha accettato anche le nostre obiezioni quindi è stato molto dialogante. Però allo stesso tempo non ha voluto firmare la sceneggiatura ma ha sempre letto, corretto, battuto, ribatutto, le battute sue ci sono, aggiunte rispetto al libro... quindi Benni c’è stato ed è stato, molto, ma molto disponibile.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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