MARTIN CAMPBELL
Un nuovo film d'azione per il regista de La maschera di Zorro e Goldeneye. Martin Campbell affronta questa volta le ripide pareti del K2, la vetta più alta del mondo dopo l'Everest, per raccontare la storia avventurosa del giovane scalatore Peter Garret deciso a compiere una straordinaria e pericolosa missione per salvare la vita della sorella Annie e di altri membri di una spedizione, intrappolati in un sepolcro di ghiaccio, a quasi 8000 metri di quota . Il protagonista, interpretato da Chris O'Donnell, affronterà le terrificanti forze della montagna, in una affannosa e sconvolgente corsa contro il tempo. Il regista in Italia per la promozione del film, ci ha dedicato un po' del suo tempo per rispondere a qualche domanda.
Sono stati fatti molti film sulle montagne, cosa l'ha spinta a rischiare con un soggetto che poteva rivelarsi inflazionato?
I Soldi!! Scherzo naturalmente! In realtà non sono poi così tanti i film che parlano di montagna o di scalate in montagna, anzi sono pochissimi. I film migliori sulle scalate sono i film muti, soprattutto quelli tedeschi degli anni venti. Mi ha spinto soprattutto la sfida che rappresentava per me un film di questo tipo dopo tanti thriller o polizieschi che si svolgevano in ambientazioni urbane. .
Come è stato girare ad alta quota?
Non molto difficile. Siamo andati in Nuova Zelanda a girare, a 3000 metri d'altezza; potevamo arrivare in cima al Monte Cook soltanto con gli elicotteri, e questi ultimi si alzavano in volo solo se il tempo era perfetto. Abbiano finito per girare con un tempo bellissimo, con un cielo senza nuvole e una temperatura tale che riuscivamo persino a stare in maniche corte. In fin dei conti non ci sono state troppe difficoltà.
Riguardo alla parte spettacolare del film, quanto è opera degli effetti speciali e quanto invece degli stuntmen?
E' difficile determinare la percentuale, esattamente non lo so. Dal momento che è impossibile rischiare di mettere in pericolo la vita degli attori è inevitabile che le scene d'azione vengano costruite attraverso la combinazione di studio ed esterni. Inoltre in ognuna delle scene di questo tipo era prevista anche una parte di effetti speciali realizzata con il computer, oltre alle riprese effettuate da una piccolissima unità sul K2 prima dell'inizio del film, anch'esse inserite poi digitalmente.
Sappiamo che lei lavora moltissimo su storyboard accuratamente preparati. Ci sono state scene girate lasciando spazio all'improvvisazione?
Per questo film abbiamo realizzato circa 3000 storyboard, e tutte le scene di azione sono state girate seguendoli pedissequamente. Fare un film di questo tipo significa andare incontro a dei costi altissimi: non si può rischiare di aumentarli improvvisando azioni così complesse e difficili, e a maggior ragione se è previsto l'inserimento di effetti speciali. I tecnici in quel caso devono avere presente l'intera scena, e questa deve essere prevista il più precisamente possibile.
La scelta degli attori è stata influenzata dal training che avrebbero dovuto seguire prima dell'inizio del film?
Non la scelta finale, ma sicuramente quella iniziale. Nel corso dei provini moltissimi attori si sono rifiutati di andare così lontano e per così tanto tempo. La Nuova Zelanda è molto lontana e ci vogliono 14 ore di volo da Los Angeles. Inoltre era importante che avessero una certa resistenza fisica: girare a 3000 metri, e comunque in posti abbastanza selvaggi, voleva dire anche fare a meno di molti lussi. Dovevano quindi essere attori disposti a non lamentarsi, e a dedicarsi completamente al loro ruolo, accettando anche il duro allenamento di 4 settimane previsto con degli scalatori famosi, tra cui Barry Blanchard, uno dei pochi ad essere arrivato in cima al K2.
Sono molti i personaggi che muoiono durante il film, soprattutto nel corso della missione di soccorso guidata da Peter. Secondo lei tutte queste morti erano necessarie?
Il K2 è la vetta più difficile del mondo da scalare, la seconda per l'altezza, ma senza dubbio la più pericolosa. Tutta la montagna ha una pendenza di almeno il 45% e per ogni 10 persone che riescono ad arrivare in vetta almeno 7 muoiono. Il numero dei morti in questo film era necessario, per sottolineare realisticamente quanto pericolosa sia una scalata del genere.
Progetti attuali e futuri?
Sto realizzando il seguito della Maschera di Zorro, probabilmente con Catherine Zeta-Jones, anche se adesso è diventata un'attrice molto costosa. Tra gli altri progetti c'è anche una storia d'amore il cui titolo è "City like Alice" ambientata nel Pacifico durante la caduta di Singapore e forse un'altra storia di questi tipo, "The notebook".
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