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Mariantonia Avati

01/08/2006
Mariantonia Avati, figlia di Pupi, classe 1966, ha debuttato nella regia di un lungometraggio con Per non dimenticarti, al cinema dal 1 settembre distribuito dall'Istituto Luce.

La storia si svolge a Roma, all'interno di un reparto di ostetricia, nei primi mesi del 1947. La guerra è finita da tre anni, ma in città sono ancora tangibili i drammatici segni della guerra e delle angherie che essa reca con se. La fame e le sofferenze ,patite negli anni del conflitto appaiono ineluttabilmente impresse nel carattere e sulle storie di dieci donne in attesa di partorire. Nina, la protagonista, viene ricoverata in anticipo per via di alcune complicanze. La speciale solidarietà e il clima di reciproco supporto che si crea all'interno della camerata che la ospita, aiuterà ogni singola madre ad affrontare la propria personale vicenda. Nina scoprirà un mondo, fino a quel momento a lei sconosciuto, di difficoltà e privazioni, storie di abbandono e di tradimenti, ma anche di amore, passioni, solidarietà e tenerezza. E sarà proprio grazie al contatto con quelle donne e con le loro particolari vicende, ognuna unica ed universale, che Nina maturerà la consapevolezza e la forza per fronteggiare ciò che di grandioso e terrificante le sta accadendo: la maternità.

Intervista a Mariantonia Avati

Una donna in attesa di un figlio, il dopoguerra, la miseria e la voglia di riscattarsi, sono temi cari alla vostra famiglia, Tra l'altro il soggetto l'ha scritto suo fratello Tommaso. Come mai ha scelto proprio questa storia?

E' vero quello che dice ma il dopoguerra a cui ho pensato io non è quello dei film di mio padre ma di quella parte del cinema italiano con il quale mi sono formata e al quale, in qualche modo, mi sono rifatta. Cioè penso al neorealismo. La vicenda che racconto è personale, autobiografica, avvenuta nel 1998, poi con mio fratello Tommaso che firma appunto il soggetto abbiamo pensato di retrodatarla e di contestualizzarla nel dopoguerra. Ci sembrava che la storia avrebbe avuto più forza calata in un momento più interessante che era quello di un paese che cercava di riprendersi dopo la guerra. Abbiamo creato così dei parallelismi all'interno delle famiglie che ruotano intorno a queste donne degenti in ospedale e che convivono in una camerata nel reparto di ostetricia.

Scritto da ADMIN
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