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Manuale per genitori e figli

Attualità, Interviste

22/02/2010

Giovanni Veronesi reduce dai successi dei Manuali d’amore e di Italians si dedica ora ai genitori e ai figli, ovvero alla famiglia e a tutte le dinamiche che la regolano. Genitori & Figli: agitare bene prima dell’uso uscirà il 26 febbraio per Filmauro con un cast che, oltre a tre esordienti, vede nomi come: Silvio Orlando, Luciana Littizzetto, Margherità Buy, Michele Placido. Ne abbiamo parlato con il regista.

Veronesi ci racconta un po’ tutte le ricerche che ha fatto prima di mettersi a scrivere e a dirigere Genitori e figli. Ci riferiamo ad esempio alla trasmissione Primo d’agosto che ha tenuto su Radio 2 dove chiedeva agli ascoltatori le loro opinioni sul tema. E se ha fatto altri tipi di test…

Sì ho fatto un sacco di ricerche prima di iniziare il film. Prima di tutto questi incontri con i licei dove gli insegnanti hanno dato ai loro alunni un tema da sviluppare che si intitolava: ‘Genitori & Figli: istruzioni per l’uso’, senza sapere che erano per un film. Quindi li hanno svolti in totale libertà, dal sud al nord in tanti licei d’Italia. Avrò 500 di questi temi a casa. Poi sono andato a incontrare questi ragazzi nei licei però a quel punto avevo solo una campana, ovvero la versione dei ragazzi. E mi serviva l’altra che era quella dei genitori. E così insieme ai miei amici di Radio 2 abbiamo creato questa trasmissione Primo d’agosto, che andava in onda nel primo pomeriggio, e dove erano persone dai 30 ai 50 anni i protagonisti che raccontavano dei rapporti con i propri figli. Il materiale si è rivelato tutto utilissimo anche perché dato che nel mio film c’è la voce narrante che è quella della protagonista, a volte, dice frasi prese anche dai temi di questi ragazzi.

Perché le venuta voglia ora di affrontare questo argomento. Il complesso rapporto – da sempre – tra genitori e figli che in un società come quella odierna è ancora più difficoltoso. Pensiamo alle famiglie allargate ma anche ‘semplicemente’ a tutti gli scontri e incontri che ci possono essere tra genitori e figli nella vita quotidiana anche di una famiglia tradizionale?

L’avevo già sfiorato con Che ne sarà di noi ma in quella pellicola mi ero messo clamorosamente dalla parte dei ragazzi. Adesso non avevo più voglia di schierarmi. Un po’ perché i miei genitori sono morti due anni fa e ora non sono nemmeno più figlio, non sono ancora padre e sono un arbitro imparziale per raccontare il rapporto tra genitori e figli. I dialoghi, i non dialoghi, i conflitti, le complicità… mi piaceva l’idea in questo momento della mia vita di dedicare un film ai miei genitori e ai figli che verranno. 

La sua protagonista Nina ha quattordici anni e ha l’occasione di raccontare quello che avviene nella sua famiglia grazie ad un tema che gli danno a scuola: ‘Genitori e figli: istruzioni per l’uso’. Ne esce un manuale utile sia per i genitori che i figli?

Ma ne esce il ritratto della famiglia di Nina che è assolutamente normale. Una famiglia che si allarga per la separazione dei genitori, come la maggior parte di quelle di oggi. E comunque non mi sono soffermato più di tanto sulle famiglie allargate anche perché non ci credo personalmente molto, invece la cosa che mi interessava uscisse dalla storia è il branco. Quel nucleo famigliare, quello fondamentale che non ti abbandona mai nel bene e nel male e che io trovo che più che essere una famiglia è proprio un branco animale, con gli istinti identici a quelli degli animali. Quindi quando ci sono le dipartite, le nascite, si riuniscono e si fortificano. Ed è fondamentale nella vita.

Un cast di grandissimi attori. E tre esordienti: Chiara Passarelli, Andrea Fachinetti (che è il figlio di Ornella Muti)  e Matteo Amata come li ha trovati?

Chiara e Matteo non hanno mai fatto niente ma nemmeno Andrea anche se, essendo figlio di Ornella Muti, respira cinema da quando è piccolo. Oltre ad essere un ragazzo bello come il sole. E poi ho avuto la fortuna di trovare Chiara Passarelli che era perfetta per la mia Nina. Perché sono quelle ragazzine che hanno già le mani grosse, il fisico dinocollato, la voce che sta crescendo e che la fa parlare un po’ come l’Orso Yoghi, insomma è in quella fase che sta diventando donna ma ancora non lo è, quando ancora alle ragazzine piace giocare ma guardano anche i ragazzi. Quella parte della vita affascinantissima e caotica che è l’adolescenza. 

Il film rimane sostanzialmente una commedia ma ci sono anche dei molti momenti in cui riflettere, emozionarsi su quello che sta accadendo…

Io penso che ci sia nel film un momento di grandissima comicità e un momento di grandissima commozione. La commedia che mi piace fare è quella dove ci si emoziona e si ride nella scena successiva.

Perché – se lo vuole dire – c’è la figura di una nonna che riappare dopo vent’anni?

Ma perché in tutte le famiglie c’è un segreto, che prima o poi viene fuori. E devo dire che il personaggio di Piera Degli Esposti che interpreta la nonna e riversa tutte le sue stramberie sulla nipote è uno di quelli riusciti meglio e tra i più divertenti. Piera spara bombe e basta, rappresenta veramente la ‘nonna un po’ pazza’ come poteva esserci ‘lo zio grullo’. E devo dire che un’attrice come lei che di commedie non ne ha fatte molte si è dimostrata esilarante.

Pensa che una vasta fetta di pubblico possa riconoscersi nei personaggi del film?

Penso proprio di sì perché sono stato molto attento a fare una storia intorno ad una famiglia totalmente riconoscibile proprio perché mi interessava che la maggioranza del pubblico potesse riconoscersi. Il mio intento era quello di fare un film popolare, divertente, e che avesse un significato ben preciso di raccontare nel modo più ironico e realistico il rapporto fra i genitori e i figli. Questo rapporto così difficile, così discutibile perché come dicevo prima non avendo più i genitori e non avendo figli sono rimasto sprovvisto di queste relazioni fondamentali nell’esistenza.

E’ d’accordo con il detto comune che fare i genitori è il mestiere più difficile del mondo?

Sono sicurissimo che è difficile fare i genitori, è più difficile fare i genitori che fare i figli. Anche se io credo che i genitori debbano imparare a crescere insieme ai propri figli e non pensare di essere già cresciuti e di trasferire la loro maturità alla loro prole. Penso che sia un percorso da fare insieme perché la crescita dei genitori è importante quanto la crescita dei figli.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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