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Manoel De Oliveira: O Gebo e a Sombra!

Attualità, Interviste, Personaggi

05/09/2012

Un regista che è la prova vivente che l’età è relativa, quando si è un grande uomo. Il Maestro portoghese Manoel De Oliveira, l’11 dicembre, festeggerà 104 anni ed è uno degli uomini più giovani e vitali che ci siano in circolazione. Qui a Venezia è di casa ha portato moltissimi dei suoi film nel corso degli anni e nel 2004 gli è stato conferito il Leone d’Oro alla Carriera.

Ma De Oliveira è un uomo che va avanti per la sua strada senza fermarsi e ogni volta ritrovando un tema nuovo, uno stile diverso che porta freschezza e innovazione in ogni suo film. E dire che ne ha fatti tanti. O Gebo e a Sombra è tratto da una pièce del 1923 di Raul Brandão. Nel cast oltre a Michael Lonsdale, Jeanne Moreau, l’immancabile Leonor Silvera, Ricardo Trépa, Luìs Miguel Cintra c’è anche la nostra Claudia Cardinale, arrivata qui al Lido per questo film, presentato nella sezione, fuori concorso.

La drammatica storia di Gebo, vecchio contabile che deve continuare a lavorare per mantenere la sua famiglia. Gebo (Lonsdale) vive con la moglie (Cardinale) e la nuora (Moreau), moglie del suo unico figlio, in un’umile casa. Da tempo non hanno notizie del figlio e la madre è disperata. Il padre crede che il figlio sia coinvolto in qualche attività losca, ma non dice alla moglie del suo sospetto. La nuora si prende cura dei suoceri come se fossero i suoi genitori e intanto aspetta il marito. Una notte, improvvisamente, questi ritorna. La madre è sicura che resterà, mentre il padre non si fa illusioni. Volutamente, o forse no, il padre non nasconde il grande quantitativo di denaro che tiene in casa e che appartiene alla società per cui lavora come tesoriere. Senza farsene scrupolo, il figlio lo ruba. Il padre non ha altra scelta che nascondere alla moglie la truffa che il figlio ha commesso.

“L’idea per questo film nacque quando un amico mi chiese di fare un film sui poveri. – ha affermato De Oliveira - Sì, l’idea era buona, ma non è facile fare un film sui poveri. Mi venne in mente Aspettando Godot di Samuel Beckett, un dramma sul quale molti intellettuali hanno discusso. José Régio, un critico sempre lungimirante, aveva visto in Il gobbo e la sua ombra, l’opera di Raul Brandão, un’anticipazione di Aspettando Godot di Beckett. Sono così ritornato a Il gobbo e la sua ombra di Brandão perché, pur essendo del secolo scorso, si adatta bene alla nostra attuale situazione, sotto il punto di vista etico ed economico, senza preconcetti. Anzi, rimane contemporaneo e universale. Inoltre, non è la prima volta che la Francia è l’ambientazione dei miei film. Il film è in francese. Sono un grande ammiratore di questa nazione dove fu inventato il cinematografo che ha dato vita a tante opere d’arte, essenziali oggi e per il futuro, credo. Come ha detto il grande regista messicano Arturo Ripstein: “Il cinema è lo specchio della vita”. Oltre a dare un riconoscimento alla Francia in quanto Paese di quell’invenzione, ho anche un debito personale verso i critici francesi che accolsero il mio primo film al quinto congresso dei critici cinematografici a Lisbona nel 1931. E alla mia età alcuni eventi, non si dimenticano!”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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