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Mangia, prega, ama: la recensione

Attualità, Recensioni

17/09/2010

Premetto di non aver letto il libro autobiografico da cui il film è stato tratto. Un vero fenomeno, visto che è stato per ben tre anni nella classifica del New York Times. Un fenomeno, credo, dovuto totalmente alla personalità esuberante e avventurosa della scrittrice. Che ha realmente fatto quel percorso (come afferma lei stessa) in un momento di grande depressione e di disperato bisogno di recuperare un rapporto decente con se stessa. L'ironia della sorte l'ha pemiata poi con un successo editoriale senza precedenti. Un successo così grande da attirare l'interesse di Hollywood: attenzione non di un indipendente, ma di una major come la Sony e con un cast A-list. Il libro di Elizabeth Gilbert viene rielaborato in una commedia romantica mainstream, con l'icona Julia Roberts come protagonista.

L'idea, forte, del film è "chi non farebbe un viaggio così affascinante e così impegnativo con una donna del carisma di Julia Roberts?" E sotto questo aspetto il film funziona egregiamente. La Roberts è una grande attrice, capace di comunicare la propria crisi di identità e valori, la sua vulnerabilità e la sua buona fede nella ricerca, attraverso tre continenti, di ripensare la propria vita. Ma non aspettatevi insegnamenti. Se anche le vostre vite sono povere di spiritualità, sensualità e, peggio, autoindulgenza, non aspettatevi risposte. Il regista Ryan Murphy, che ha sceneggiato il film con Jennifer Salt, ha scelto la chiave del melodramma, sfiorando, senza approfondirli, i temi culturali. Un percorso newage in fantastici luoghi, più che dello spirito, della vita. E del turismo.

Scritto da Piero Cinelli
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