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Magnifica Ossessione. Intervista a James Ellroy

31/08/2006
"I film di Brian De Palma circoscrivono il mondo dell'ossessione. Sono rigorosamente costruiti e non esiste altro mondo nei suoi fotogrammi. I colori brillano stranamente. Il movimento ti blocca. Perdi il controllo e guardi solo quello che lui vuol farti vedere. Ti manipola in nome della passione. Capisce l'abbandono. Lo spettatore soccombe. I suoi film sono autoritari. Controlla la reazione. Le sue storie virano verso il caos. E' in piedi e poi cade, è coerente e incoerente, resiste e cede alla passione. Era il regista ideale per girare The Black Dahlia." Così lo scrittore James Ellroy racconta la sua fascinazione per il cinema del regista italo – americano che – al Festival di Venezia – ha presentato in concorso l'adattamento del romanzo con protagonisti Scarlett Johansson, Josh Hartnett, Aaron Eckhart e Hilary Swank "E' stata colta perfettamente l'essenza del mio romanzo. De Palma sa che l'ossessione è una follia autoreferenziale comune quanto l'amore. Si scatena improvvisamente e alla fine distrugge. L'amore richiede sacrificio e rispetto." Dice lo scrittore "Sapevo questo venti anni fa. Ho sviluppato il libro intorno a questo tema. La conoscenza non è affatto potere. Comprendere non significa voler cambiare. Torno alla lezione di un libro che ho scritto e alla fine della mia giovinezza. La lezione è cambia la tua vita ora."

Cosa pensa dell'adattamento di due tra i suoi romanzi più famosi: L.A. Confidential e – adesso – The Black Dahlia?

In ventisette anni di carriera come scrittore posso dire di essere stato davvero molto fortunato. Sia con L.A. Confidential che con The Black Dahlia. Quest'ultimo – in particolare – rappresenta una parte consistente della mia vita, perché sono partito idealmente dall'assassinio di mia madre nel 1958 per arrivare a quello di Elizabeth Short del 1947.  Brian De Palma è stato bravissimo nell'isolare i temi chiave: le ossessioni sessuali, la redenzione, il triangolo di un uomo preso tra due donne e – in un certo senso – perseguitato anche dal fantasma della dalia nera.

Come valuta il lavoro di De Palma sul suo romanzo?

Molto bene: The Black Dahlia isola i temi principali del mio romanzo e comprime drasticamente la storia, mentre – al tempo stesso – mantiene inalterato l'arco seguito dai personaggi principali. La costruzione del mio lavoro è mutuata da quello che faceva Raymond Chandler: raccontare in maniera elegiaca il grande evento di una vita proveniente da un lontano passato. Il fatto che sia un qualcosa su cui il personaggio ha potuto – in un certo senso – meditare, taglia l'immediatezza degli eventi più duri e lascia allo spettatore il tempo per apprezzare di più i personaggi. In un'ora e cinquantanove minuti De Palma ha compresso il viaggio pazzesco su una montagna russa emotiva molto forte…

Cosa ha colto meglio dello spirito del romanzo?


Sicuramente il tema dell'ossessione: Brian De Palma spiega cos'è l'ossessione. E' stato capace di mantenere intatta l'essenza della storia, mentre io non ho mai scritto un romanzo pensando a vederlo trasformato in un film. Del resto non puoi avere tutto in un film di quello che proviene da un romanzo molto personale narrato per la maggior parte seguendo un flusso di coscienza per 325 pagine. E' lo stesso 'difetto' che aveva L.A. Confidential.
Scritto da ADMIN
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