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L’Ultimo Spettacolo La Passione di Carlo Mazzacurati

Attualità, Recensioni

04/09/2010

Carlo Mazzacurati racconta la storia di un regista cinematografico in crisi che viene costretto dagli eventi a mettere in scena una rappresentazione della passione di Cristo.

Nonostante a Roma lo attenda la possibilità di riscattarsi da anni di anonimato dirigendo una diva della fiction in un ideato e pensato per lei, l’uomo è obbligato a restare in Toscana e a confrontarsi con la caotica realtà di un paesino brulicante di buona volontà, ma mancante di talento. La presenza di una bella barista interpretata con la consueta grazia da una splendida Kasia Smutniak, invoglierà il regista portato sullo schermo con ironia da Silvio Orlando a provare a fare qualcosa di diverso e a sfuggire così ai ricatti del Sindaco Stefania Sandrelli e dal suo assessore amante portato sullo schermo con la consueta sulfurea simpatia da Marco Messeri.

Notevole Corrado Guzzanti nel ruolo di un esilarante attore – metereologo, che richiama alla memoria il Professor Python di Harry Potter, mentre Giuseppe Battiston con la consueta simpatia ed ironia diventa il collante e deus ex machina di una commedia semplice che vuole essere una sorta di viatico e un’analisi del mondo del spettacolo.

La Passione pur avendo notevoli pregi come commedia dal tono surreale, è un film confuso in cui l’inerme protagonista, alla fine, irrita un po’ lo spettatore che non capisce perché l’uomo accetti di subire un’umiliazione dopo l’altra al punto che anche il pubblico inizi a sospettare il suo essere, in fondo, solo ‘un cretino’ senza particolare talento.

Veloce e mai del tutto sviluppato fino in fondo, il film scivola con leggerezza lungo i binari di una trama dove la comicità eccede sempre rispetto alla commedia e in cui il dramma esistenziale del protagonista è ‘ridotto’ alla declinazione di sentimenti come gelosia, invidia e senso di abbandono.

Quello che sembra nuocere significativamente al film è il suo tono sopra le righe, dove tutto vive a metà tra cliché e battute, tra colpi di teatro e ‘in jokes’ pericolosamente autoreferenziali.

Il problema principale del film sta, però, soprattutto nell’assenza di finale o meglio, nella costruzione di una fine in cui non tutti i nodi vengono sciolti, e dove, in maniera eccessivamente repentina, viene proposta al pubblico una visione poetica del lavoro del regista che, nonostante le difficoltà e incertezze, continua inesorabilmente a sognare e a scrivere delle annotazioni sul suo piccolo blocchetto di appunti…

 

Scritto da Marco Spagnoli
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