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L’Ultimo Combattente - The Fighter di David O. Russell

Attualità, Recensioni

28/02/2011

Anche se non ha vinto l’Oscar per il Miglior Film battuto da quel ‘gioiello’ de Il Discorso del Re, The Fighter resta probabilmente il più importante titolo di quest’anno.

La sua semplicità e il suo apparentemente essere deja vu, infatti, rendono questa pellicola diretta straordinariamente da un David O. Russell in grandissima forma, un film interessante e importante in cui il mondo del pugilato fa da sfondo ad una storia di affetto, amicizia e sogni infranti tra due fratelli che, apparentemente, non possono fare a meno l’uno dell’altro per andare laddove nessuno della loro città è mai arrivato: ovvero sulle pagine dei giornali che raccontano come hanno conquistato il titolo mondiale.

Ispirato ad una storia vera, The Fighter era sulla carta un film difficilissimo: da un lato il grande cinema legato alla boxe risulta essere sempre un pericoloso termine di paragone per chiunque voglia approcciarsi a questo genere, dall’altro la storia di due fratelli in cui uno è il maestro dell’altro, ma al tempo stesso, il pericoloso piantagrane che tra eccessi legati alla droga e un carattere esplosivo e gigione, rendeva questa storia vera paradossalmente vicina a tanto cinema sociale di finzione. Eppure, grazie ad una sceneggiatura solida e ad una regia capace di ‘dare aria’ e visione ad una trama altrimenti nota e, forse, perfino abusata, The Fighter è, invece, un film mozzafiato capace di sorprendere e tenere sulle spine lo spettatore non per i match vinti o persi così come accade in Rocky, ad esempio, bensì per la sua semplicità emotiva in cui il grande cinema trova forza e respiro.

Merito, ovviamente, anche delle interpretazioni di Mark Wahlberg inspiegabilmente non candidato all’Oscar e di quei due attori, Melissa Leo e Christian Bale che, invece, hanno giustamente portato a casa la statuetta per il rispettivo ruolo di madre e figlio maggiore coinvolti in un dramma familiare che non può avere altra uscita o fine se non la vittoria.

E questo non per mero ‘celebrazionismo’ o perché, inevitabilmente, tutti o quasi i film legati allo sport hanno un podio o la polvere prima dei loro titoli di cosa, bensì perché il traguardo raggiunto è, per chi guarda, soprattutto di natura psicologica. Questo è un film su demoni battuti con determinazione e semplicità, su tentazioni rinnegate con uno sguardo e senza proclami, su amori vissuti in prima persona e su contrasti famigliari urlati e sbattuti in faccia senza la possibilità di venire sopiti o anestetizzati dalle parole. Una pellicola semplice nella sua costruzione, ma sofisticata nella sua attuazione in cui il cinema del reale detta una resa senza condizioni a quello che poteva essere l’ennesimo film fatto di ring, sudore e guantoni e che, invece, mostra come anche per i grandi campioni le vere sfide iniziano nella vita di tutti i giorni e come una sguaiata rissa tra donne può risultare perfino più violenta dell’incontro per il titolo mondiale.

The Fighter è un film che racconta una dimensione esistenziale, ma non esistenzialista o rarefatta della vita di un pugile, dove tutto appare banalmente, ma significativamente bianco o nero come nell’etica della working class di cui è espressione, e dove combattere rappresenta l’unica e ultima via d’uscita.

Una pellicola adrenalinica e dinamica dove il cinema di contenuti mette K.O. quello di effetti speciali senza niente allo spazio e in cui la narrazione di sentimenti contraddittori e molto umani, riconquista il primato rispetto ad una Hollywood di cartapesta dove il marketing non solo influenza i gusti, ma pensa perfino di inventarli.

Una pellicola da vedere anche se non si ama lo sport, la boxe e il cinema a loro legato.

Scritto da Marco Spagnoli
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