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L’ultima tentazione di Clint - Recensione di J.Edgar

Attualità, Recensioni

27/12/2011

Un’altra straordinaria interpretazione di Leonardo DiCaprio è la chiave di volta dell’ultimo film di Clint Eastwood J.Edgar dedicato alla controversa figura del fondatore della moderna FBI J.Edgar Hoover.

Una pellicola destinata a suscitare più di una controversia, visto che Eastwood rilegge dal punto di vista del privato la vita di una delle figure pubbliche statunitensi più importanti del Ventesimo secolo, riuscito a rimanere al suo posto dalla metà degli anni Trenta fino all’ascesa al potere di Richard Nixon grazie ad un’intensa attività di dossieraggio, ma non solo.

Partendo dal pericolo della diffusione del comunismo sul suolo americano, Hoover riuscì a organizzare l’FBI diventando, a pieno titolo, il fondatore del metodo investigativo moderno con l’utilizzo delle impronte digitali e un approccio scientifico alla indagini. Eastwood ripercorre tutta la carriera di Hoover, soffermandosi su alcuni dei momenti che ha ritenuto più significativi: dalla lotta alla criminalità organizzata di Al Capone al rapimento del figlio di Charles Lindbergh, dagli anni del dopoguerra fino al difficile rapporto con il Ministro della Giustizia in una feroce cavalcata tra ricatti, debolezze e pettegolezzi.

E’, però, il privato di Hoover, le sue angosce personali, la sua violenza volta a mascherare una certa vulnerabilità, il filtro attraverso cui Eastwood racconta oltre mezzo secolo di storia americana e del mondo, probabilmente, con troppa indulgenza nei confronti di un uomo che pur dimostrando grande genialità e passione nel lavoro, ha gestito la cosa pubblica senza dubbio in maniera ambigua e personalistica.

Interessante e sorprendente, J.Edgar è una pellicola profondamente conservatrice in cui Eastwood indulge nella tentazione di raccontare un patriota, senza, però, andare a incidere in maniera critica sul suo certamente dubbio operato politico. Una scelta rispettabile per uno dei più grandi registi della storia del cinema, che, al tempo stesso, però, si prende la briga di esplorare la sofferta omosessualità di Hoover e la sua difficoltà nel relazionarsi al sesso femminile per colpa, forse, di una madre castratrice onnipresente nella vita di quest’uomo.

Una pellicola che restituisce allo spettatore l’atmosfera della Washington degli anni Trenta e riporta il pubblico sulle tracce di alcuni momenti emozionanti e commoventi della storia americana come la guerra alla mafia di Capone & soci, nonché il dramma del rapimento del figlio dell’eroe (anche lui controverso) Lindbergh, trasvolatore atlantico con cui Hoover non riuscì, con suo grande rammarico, mai davvero a relazionarsi.

J. Edgar pur non essendo un film facile e certamente tutt’altro che ‘immediato’ è senza dubbio un’opera importante, testimonianza, qualora ce ne fosse ancora bisogno, del grande talento di questo autore non solo nella realizzazione di un grande cinema, ma anche nella scelta di storie e di personaggi rilevanti da rendere immortali attraverso il cinema.

Scritto da Marco Spagnoli
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