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L’ultima meta di Clint Eastwood - Anteprima di Invictus

Attualità, Recensioni

05/02/2010

Clint Eastwood racconta Nelson Mandela, il suo genio, la sua umanità lacerata, le sue debolezze, la sua raffinata lungimiranza politica.

E per farlo sceglie un punto di vista particolare e originale arrivando a sorprendere lo spettatore con un film unico e trascinante.

Invictus è la storia di come, in un paese dilaniato dal ricordo dell’apartheid, Mandela, chiamato da tutti ‘Madiba’ facendo riferimento al nome del suo clan, decise di ricorrere al rugby per trovare un simbolo dietro al quale unificare un’intera nazione a dispetto del passato, del colore della pelle, della memoria. Nel 1995, infatti, il Sudafrica si aprì per la prima volta al mondo grazie ai mondiali di rugby e quell’occasione è stata considerata per Mandela, ‘ideale’

In questo senso Invictus non è né un film sul rugby, né tantomeno una pellicola sullo sport, bensì una produzione dalla vocazione profondamente umana e politica in cui si mette in mostra il genio di Mandela nel decidere di andare contro l’opinione di tutti e schierarsi in favore di un ex simbolo dell’oppressione bianca come la nazionale di rugby e fare in modo che il tifo unisca insieme le speranze e le ambizioni di un intero popolo che non si è mai sentito come un’unica nazione.

La muscolare regia di Eastwood, anche questa volta, non tralascia i dettagli più complessi di una biografia unica come quella di Nelson Mandela. La luce della sua saggezza è resa ancora più abbagliante grazie ai contorni di ombre inquietanti e spaventose costituite dalla memoria del passato, dall’assenza della moglie, dal difficile rapporto con la propria figlia.

Dall’altra parte c’è poi il François Pinaar capitano della squadra di rugby sudafricana: un giovane uomo cresciuto durante l’apartheid che pur essendo lontano dal razzismo, vive, come tutti, le contraddizioni di un’epoca nuova. L’incontro con Mandela è, però, determinante per dargli la forza di trasformare una squadra perdente come quella degli Springboks (questo il soprannome del team sudafricano di rugby) in un emblema della nazione riconciliata, voluta fortemente da Nelson Mandela.

Il confronto tra i due attori Morgan Freeman e Matt Damon, entrambi candidati all’Oscar per le loro interpretazioni, risulta estremamente significativo ed è la chiave di lettura di una storia emozionante dove il rugby diventa un alibi per Eastwood per mettere in mostra la grande forza persuasiva di un leader straordinario.

Il film prende il titolo da quello di una poesia composta nel 1875 dal poeta vittoriano William Ernest Henley che ‘Madiba’consegna nelle mani di Pienaar: in questo saggio scambio di incoraggiamenti sul come affrontare la sofferenza c’è la chiave di lettura di una pellicola originale e travolgente in cui il cinema di Clint Eastwood affronta una nuova sfida e che con la consueta ironia di questo grande autore e attore indaga su eventi apparentemente ‘normali’ che davanti ai nostri occhi diventano Storia.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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