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Luciano Ligabue: Buona notte all’Italia con amore, amarezza e sentimento!

Attualità, Interviste, Personaggi

05/09/2010

VENEZIA. Niente paura il docu-film di Piergiorgio Gay, Fuori Concorso qui alla Mostra, racconta l’Italia attraverso le canzoni di Luciano Ligabue. Un’operazione tutt’altro che facile perché la rockstar si ‘mette da parte’ e sono gli ospiti noti, le persone comune, le immagini di repertorio a farci tornare indietro, a scavare nel nostro passato per conclamare questo presente fatto di passioni spente. Tutto quello che ci viene raccontato uno lo può sapere, condividere, ma la constatazione di sprecare tempo e risorse amareggia molto… soprattutto chi ancora verso l’Italia nutre amore, affetto e speranza.

Accolto come la rockstar quale è abbiamo chiesto a Luciano Ligabue come definirebbe il suo ruolo in quest’opera? “Mi definirei un ospite – ci dice Ligabue – anche se poi prendo il pressbook e vedo: interprete. Io, che a stento riesco a girare i videoclip. Ma detto questo ho la presunzione di pensare anche di essere stato lo spunto per dare voce al nostro Paese, e voglio dirvi una voce sentimentale. Piergiorgio Gay e Piergiorgio Paterlini, regista e sceneggiatore, hanno fatto un lavoro sublime e non può che lusingarmi che il minimo comune denominatore di tutto questo siano le mie canzoni”.

Niente paura non è un documentario che ha la presunzione di raccontare la storia italiana. Ma attraverso le opinioni, le testimonianze di persone intervistate per strada o di personalità come Margherita Hack, Giovanni Soldini, Paolo Rossi, Carlo Verdone, Fabio Volo, Umberto Veronesi, Beppino Englaro, Javier Zanetti, Don Luigi Ciotti ecc… si passa a materiali di repertorio che ci rimandano a eventi che hanno ferito, segnato le anime della gente. Bologna 2 agosto 1980, il G8 di Genova, la morte di Falcone e Borsellino, gli sbarchi dei clandestini, la nostra Costituzione perennemente devastata e, ultimamente, massacrata come mai nella storia di questo Paese. Uno dei documenti più importanti che siano mai stati scritti, dopo la II° Guerra Mondiale e un ventennio di dittatura, deturpata e raggirata. E’ toccante il momento in cui Margherita Hack afferma: “Questo Paese è anestetizzato, dorme. Come si fa a risvegliare le coscienze, il senso civile, ma anche solo la buona educazione?”. “Per esempio – afferma il regista – facendo vedere il film nelle scuole, cosa che penso avverrà presto. Ora ci confronteremo con i nostri distributori, la Bim, e organizzeremo questa piccola/grande cosa”.

Ligabue lei è un musicista, amatissimo, una rockstar. Che cosa ne pensa del fatto che oggigiorno sia affidato ad artisti, di vario genere, il ruolo di mettere la gente di fronte alla verità di un Paese che rischia fortemente di affondare? “E’ una responsabilità enorme. – ci dice Ligabue – Lo è anche solamente essere un punto di riferimento per tanti giovani perché nessuno di noi pretende di avere le soluzioni e la verità in mano. Però amiamo questo Paese e quindi ci è sembrato giusto raccontare quello che vediamo e la decadenza che nel giro di pochissimi anni abbiamo visto dilagare in Italia. Poi come rockstar sono un po’ atipica perché di solito il rock è nihilista, di solito nel rock vince il ‘vaffanculo a tutto’. Io, forse perché ho fatto il giro di boa dei 50anni, anche a costo di passare per buonista spero che nelle persone rimanga la fiducia, la speranza e la voglia di provare a cambiare le cose. Per questo quello che abbiamo cercato di evitare è il compiangersi, perché non siamo delle vittime, dobbiamo essere tutti dei protagonisti. E basta poco, anche dei piccoli gesti quotidiani per rivoluzionare le situazioni. Proviamoci”.

L’anno scorso era qui a Venezia come giurato e nel ’98 ha portato il suo primo film Radiofreccia, che legame sente con la Mostra? “Sento un grande amore per questo Festival perché è veramente un luogo per me ricchissimo di ricordi importanti. L’esperienza da giurato è stata veramente micidiale, mi è servita tantissimo. Avere l’occasione di rapportarsi ogni giorno con gente come Joe Dante o Ang Lee, insomma, capite anche voi, non è una cosa normale… E poi il 1998. Quando venni qui per Radiofreccia, un film al quale sarò legato per sempre – anche se ne ho fatto un altro – perché racconta l’Emilia, le mie radici, Piervittorio Tondelli, il luogo da dove vengo… E questo Festival ha accolto me, Stefano Accorsi e Francesco Guccini, con tanto di quell’affetto che sarò grato a questo luogo per sempre”.

Niente paura esce il 17 settembre distribuito dalla Bim. Andateci senza timore perché come dice il Liga: “Ci pensa la vita… a rimettere a posto le cose… o almeno, mi han detto così”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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