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Luce dei miei occhi - Il padre e lo straniero di Ricky Tognazzi

Attualità, Recensioni

01/11/2010

Due uomini si incontrano per caso in una clinica specializzata per aiutare bambini con problemi. Giacomo è il figlio di un impiegato di un Ministero che non ha mai avuto davvero il coraggio di fronteggiare il proprio dolore. Yuséf, invece, è tra le braccia di Walid, un uomo d’affari arabo che guarda con orgoglio e affetto il piccolo menomato che chiama ‘la luce dei suoi occhi’.

Tra i due uomini nasce, lenta e inesorabile, una certa vicinanza. I pomeriggi presso la clinica diventano meno dolorosi per quell’improbabile amicizia tra due persone che, forse, non si sarebbero mai incontrate.

La presenza dell’arabo nella vita del suo amico si fa sentire: il rapporto con la moglie migliora pian piano e, finalmente, l’italiano non ha più paura di comportarsi come un padre fino a quando, però, un giorno Walid scompare e quel mondo dorato in cui sembrava abitare rivela più ombre che luci fino a quando perfino sedici appartenenti ai servizi segreti inizieranno a dargli la caccia.

Tratto dall’omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo, Il padre e lo straniero risulta essere emotivamente molto coinvolgente in quanto è, a tutti gli effetti, una sorta di educazione sentimentale tra due uomini che uniti da un dolore comune, cementano una grande amicizia, imprevista da entrambi.

Un film in cui il contesto noir e di thriller in cui si svolge l’azione, non fa altro che delimitare un recinto emotivo forte e violento in cui la disperazione nei confronti della condizione dei propri figli diventa la base per un rapporto profondo capace di sfuggire alla serie di eventi che si verificheranno di lì a poco.

Ricky Tognazzi firma un film intimista e dinamico al tempo stesso, basando il proprio lavoro sulla sceneggiatura che lui, De Cataldo, Simona Izzo e Graziano Diana trasformano, facendo in modo che nella versione cinematografica del romanzo si riverberino le inquietudini del nostro presente.

Alessandro Gassman dimostra tutta la sua maturità artistica in un ruolo che affronta mettendo in mostra sia grande forza che una credibile vulnerabilità. Una performance che si giova del rapporto con l’impenetrabile Amr Waked in grado di rendere alla perfezione un personaggio misterioso e affascinante. Tra loro si staglia la figura materna e sensuale di Ksenya Rapaport impegnata a rendere credibile la trasformazione di una donna rassegnata che, grazie al cambiamento del marito, torna lentamente a credere di potere avere una vita propria.

Per quanto la trama lasci molti aloni di mistero e di non detto, Il padre e lo straniero è e resta soprattutto la storia di un incontro tra due uomini provenienti da culture differenti. Sebbene la parte noir sia meno interessante e riuscita rispetto a quella intimista, il film è la prova del talento di Ricky Tognazzi nel riconoscere e raccontare storie rilevanti, legate in maniera molto salda alla nostra contemporaneità.

Scritto da Marco Spagnoli
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