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Luca Guadagnino: Gruppo di famiglia in un interno

Attualità, Interviste

15/03/2010


L’interno a cui ci riferiamo è una ricchissima famiglia dell’alta borghesia. Il luogo: Milano. La famiglia: i Recchi. Il film è Io sono l’amore di Luca Guadagnino, una pellicola davvero speciale, originale, spiazzante che vi consigliamo di non perdervi. Dopo Melissa P. Guadagnino ci porta a Casa Recchi: specchi, fiori, denaro e freddezza. Emma (Tilda Swinton) e Tancredi (Pippo Delbono), i loro figli, Elisabetta (Alba Rohrwacher), Edoardo (Flavio Parenti), Gianluca (Mattia Zaccaro), i compagni e promessi sposi, i nonni, la genealogia e le future generazioni celebrano, tra le camere e i corridoi, i giardini innevati, le grandi cucine di Villa Recchi, passaggi di consegne, avvicendamenti alla guida dell’impresa strategie familiari e consolidamenti. Consolidamenti progressivi di ruoli sempre più raggelati dalla consapevolezza della classe di appartenenza, la grande borghesia industriale lombarda. Estraneo a quel mondo Antonio (Edoardo Gabbriellini) giovane cuoco poco avvezzo al compromesso, condensa emozioni in piatti che non hanno diritto di cittadinanza nella trattoria di famiglia. Emma e Antonio, due creature inorganiche agli universi in cui gravitano. La passione che li porta in rotta di collisione. Spezzando i legami e mettendo entrambi in diretto contatto con la natura. Da cui Antonio trae vita per le sue creazioni, da cui Emma ha preso le distanze costruendo una nuova identità. Altissimo il prezzo da pagare. Una sola possibilità di redenzione: l’amore. Bellissimo lo stile che utilizza Guadagnino che da vero cinefilo omaggia sapientemente maestri come Alfred Hitchcock (la ciocca a spirale dei capelli della Swinton come quella di Kim Novak in Vertigo) a Roberto Rossellini. Con una Milano a colori e in bianco e nero, coperta di neve, per trovare il sole in Liguria e gli affari a Londra. Scritte anni ‘30 ci annunciano dove siamo. I particolari sono curati al massimo. Amore e cucina si fanno arte alta. E oltre il prestigioso cast annunciato da manuale la scena iniziale che vede una cena a Villa Recchi dove il protagonista è il patriarca Edoardo - un grandissimo Gabriele Ferzetti - accompagnato dalla moglie Allegra, una sempre più splendida Marisa Berenson.

Passato a Venezia 66 nella sezione Orizzonti, al Toronto Film Festival, al Sundance Film Festival, raccogliendo elogi e critiche davvero strabilianti esce finalmente il 19 marzo, distribuito da Mikado. Luca Guadagnino ha raccontato: “La genesi iniziale del film sta tutta in Tilda. Nel 2004 realizzammo insieme il progetto Tilda Swinton: The Love Factory, un documentario in cui la riprendevo in primo piano, mentre conversavamo liberamente di temi relativi all'amore. Da questa conversazione è nata la voglia di fare un film di finzione. Quella è stata la traccia, che ho poi incrociato con una riflessione sulla condizione del nostro presente”. Mentre per quanto riguarda il tema della pellicola, il regista ha aggiunto: “Il mio film ha a che fare con il codice, con il rito, con il linguaggio dell'alta borghesia e del capitale, che è un linguaggio maschile, deprivato del proprio corpo. Mi piace sapere che nel film la voce che spacca l'istituzione del capitale borghese sia quella di due donne che lo sovvertono dalla loro posizione invisibile. Le persone che vivono in quella casa riproducono in piccolo la nostra società, dominata da relazioni di rapacità, di abominio e di controllo degli uni sugli altri. Questi straordinari attori che ho avuto il privilegio di dirigere hanno cercato di restituire uno spaccato di questa situazione, attraverso i loro personaggi che vivono relazioni umane conflittuali”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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