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Oblivion: L’oblio di noi due

Attualità, Recensioni

10/04/2013

Oblivion di Joseph Kosinski

Una sceneggiatura non particolarmente originale e con alcune sensibili lacune, solleva una serie di dubbi e interrogativi rispetto a quanto accade per tutta la sua durata, ma Oblivion resta un film di genere estremamente interessante, pieno di colpi di scena e con molti momenti estremamente spettacolari e dinamici.

Una storia di fantascienza in cui una regia dinamica e curata, nonché un’impronta visiva, questa sì, originale fanno perdonare tutti i piccoli e grandi errori ed incongruenze, dando vita ad una produzione importante, dove l’eco di tanto cinema del passato, da Il pianeta delle scimmie a 2001 fino ad arrivare a Battlestar Galactica viene rimodulata in una narrazione in alcuni momenti perfino affascinante. Un film il cui pregio più grande è quello di avere un’atmosfera originale, nonostante alcune repentine cadute, francamente, evitabili, ma che comunque hanno il pregio di essere tutt’altro che cafone come spesso capita negli ultimi anni per questo tipo di cinema.

Basato sulla graphic novel del suo regista Joseph Kosinski già autore del non riuscito sequel di Tron, Oblivion ha come protagonista Tom Cruise nei panni di un tecnico che insieme alla sua compagna sovraintende ai lavori per l’abbandono definitivo della Terra.

In un futuro non molto lontano, infatti, il nostro pianeta è stato invaso da degli Alieni che dopo la distruzione della Luna hanno attaccato gli esseri umani decimandoli. La risposta è stata efficace e l’umanità ha ‘vinto’, ma le armi nucleari hanno reso definitivamente inabitabile la Terra. Delle sonde portano via l’ultima acqua, prima della partenza verso una luna di Titano dove quello che rimarrà della razza umana sarà costretta a vivere in una nuova colonia un destino, certamente, amaro. Jack, ogni giorno, aggiusta i droni che difendono le macchine aspira acqua da delle bande sparute di alieni e attraversa veloce e malinconico, ma non senza una certa dose di umorismo le vestigia del mondo che non ha mai conosciuto davvero

Qualche volta rischia la cattura da parte degli extraterrestri, altre si lascia prendere dalla bellezza di quello che rimane del pianeta che in un paio di settimane dovrà abbandonare per sempre.

Qualcosa, però, rovina i piani che il controllo missione ha per lui: una serie di eventi altererà per sempre la sua visione di quanto realmente accaduto e Jack dovrà compiere delle scelte difficili pur di salvare quello in cui crede davvero.

Ispirato, per molti versi, dal lavoro che Duncan Jones ha fatto per Moon o perlomeno sulla stessa lunghezza emotiva, che senza dubbio il film di fantascienza più importante degli ultimi dieci anni, Oblivion brilla per una regia luminosa e dinamica che massimizza le potenzialità di una narrazione in cui nulla è come sembra e dove atmosfere rarefatte e talora sorprendentemente sensuali, lasciano spazio a momenti drammatici se non addirittura tragici. Un lavoro ricco di intriganti sottotesti che condensa tanta SFX degli ultimi anni e che richiamando alla memoria da Matrix a Battlestar Galactica trova i suoi momenti migliori in un intimismo non di maniera che stride meravigliosamente dinanzi al dramma di un pianeta pressoché vuoto e senza futuro. Un film dominato da una grande solitudine che, ad un certo punto, vive un cambiamento insolito e repentino. L’isolamento delle persone dinanzi alla catastrofe e al cosmo si sublima nel tema, peraltro questo sì abusato, di che cosa significa davvero essere umani.

Tom Cruise offre un’altra interpretazione di grande livello in un personaggio forte con una grande umanità ed interiorità che lo portano a sviluppare una personalità diversa dagli altri ed estremamente curiosa. Una figura importante, cui è stata cancellata la memoria dopo gli orrori della guerra, che diventa la chiave stessa della sopravvivenza degli ultimi esseri umani in un crescendo di situazioni altamente spettacolari.

Sebbene alcuni temi risultino banali e alcuni momenti e figure non del tutto riusciti, la colonna sonora a base di elettronica degli M83 e la fotografia rendono Oblivion un film molto interessante la cui densità narrativa sfocia in una conclusione meno interessante e riuscita delle sue premesse, ma che comunque rappresenta, senza dubbio, un ottimo prodotto di intrattenimento commerciale che si apprezza di più meno domande si fanno. Accettando una semplificazione che poteva anche essere superata da qualche scelta narrativa più coraggiosa e che pur accontentando la Hollywood decisa a soddisfare tutti, resta comunque intrigante.

Un film spettacolare con un bel personaggio come protagonista in grado di celebrare l’umanità come un grande valore condivisibile da tutti.

Scritto da Marco Spagnoli
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