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Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate, come si realizza un capolavoro

Attualità, Personaggi

17/12/2014

Ebbene sì, anche la seconda trilogia di Peter Jackson volge al termine con l’ultimo capitolo Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate, al cinema dal 17 Dicembre distribuito dalla Warner Bros. Si conclude così un’avventura durata ben sedici anni nella Terra di Mezzo, prima con Il Signore degli Anelli e poi con il piccolo e coraggioso Bilbo Baggins e i suoi compagni di viaggio. In questo nuovo capitolo, oltre all’iniziale scontro con il perfido drago Smaug, Bilbo, Thorin Scudodiquercia e gli amici Nani sono giunti fino alla desiderata Montagna piena di oro e pietre preziose, e devono vedersela con eserciti provenienti da ogni angolo. Gli Elfi, gli uomini, e due fazioni di orchi, vogliono tutti la loro parte di tesoro, che Thorin, accecato dalla “malattia del drago” gli nega fin dall’inizio, alimentando la loro ira. 

Thorin è consumato da questa onnicomprensiva cupidigia e paura, paura di perdere tutto, paura di dover lasciare tutto; deve impossessarsi del tesoro ad ogni costo” spiega Martin Freeman, che interpreta nuovamente Bilbo Baggins, soffermandosi poi sul rapporto di quest’ultimo con Thorin vista la situazione: “Per Bilbo vedere quello che succede a Thorin è come perdere un amico stretto”. Infatti, nonostante la forte carica di effetti speciali e azione, questo nuovo film lascia spazio alle relazioni tra i vari personaggi e alle affascinanti dinamiche dei loro cambiamenti personali. La sceneggiatrice Phillpa Boyens, che ha collaborato con Peter Jackson ed Eileen Moran per lo script, ha dichiarato: “Peter lascia letteralmente andare la sua immaginazione nella costruzione di questa battaglia. Ma uno dei suoi punti saldi è il fatto che non si può capire lo svolgersi dell’azione se non si comprende a fondo i personaggi che ne sono coinvolti”. Sono stati utilizzati circa otto acri di terreno, sei teatri di posa della Stone Street Studios di Miramar Peninsula, e molte scene sono state girate nelle suggestive location in giro per la Nuova Zelanda. Dan Hannah, candidato all’Oscar per il suo lavoro nel primo Lo Hobbit: Un Viaggio Inaspettato ha realizzato molte illustrazioni con il suo team, oltre a disegni, immagini catturate in 3D e set. Per esempio all’interno degli studi, ha ricreato una miniatura virtuale della Terra di Mezzo con 94 modellini per l’intera trilogia, costruiti in multipli di scala 1:16 p 1:25. Tra le sfide più interessanti per la scenografia, ricordiamo la fortezza in rovina di Dol Guldut, dove Gandalf e il Bianco Coniglio affrontano l’Antico Nemico Sauron. Questa appare come un luogo oscuro e intriso di malvagità, poiché deve rispecchiare l’animo delle persone che lo hanno abitato. Poi, ai pieni della Montagna Solitaria, c’è la città di Erebor, che i disegnatori hanno concepito come l’espressione della personalità e dell’estetica del popolo dei Nani. Tuttavia il set più grande, di circa 5000 metri quadrati è stato fatto per riprodurre la città di Dale, e ha richiesto il coinvolgimento di 200 falegnami ed artigiani per 12 settimane. 

R.Christopher White si è occupato invece degli effetti speciali del film, progettando i vari elementi digitali per reagire in modo realistico alle forze esterne, come il fuoco, l’acqua, la distruzione degli edifici e altro. Sicuramente il punto centrale di questo film è l’epico scontro di cinque armate in uno stesso luogo, e per dare vita a questo, Peter Jackson si è riunito con il suo staff molto tempo prima. Oltre all’azione e alle coreografie di combattimento, era importante ricreare armature, armi e costumi verosimili, come afferma Richard Taylor, direttore creativo dello studio Weta Workshop: “Ci sono volute ore per decidere cosa meritasse di diventare parte dell’eredità della Terra di Mezzo. Volevamo che ogni pezzo sembrasse creato all’epoca in cui si svolge la storia, con una connessione vera all’artigianato esistente in quei tempi”. Inoltre la realizzazione dei vari tipi di Orchi ha richiesto un duro lavoro. La Weta Workshop ha creato 100 nuovi Orchi individuali, ognuno con un diverso elmo e varie armi. In particolare i due condottieri Azog e Bolg sono personaggi creati interamente in computer grafica, grazie alla cattura dei riferimenti visivi delle performance di Manu Bennett e John Tui e dell’animazione keyframe dello studio. La velocità e l’efficienza dei luoghi e dei personaggi è stata possibile grazie al software Manuka. 

Scritto da Letizia Rogolino
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