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L’Italia entra in concorso: E’ stato il figlio di Daniele Ciprì

Attualità, Interviste, Personaggi

01/09/2012

(Venezia) Ci siamo anche noi, e ci mancherebbe, altro… noi italiani e il primo a scendere nell’arena è Daniele Cirprì, con il suo primo lungometraggio senza il compagno di tante avventure, Franco Maresco, con E’ stato il figlio, molto applaudito alla proiezione della stampa.

Ciprì inoltre è qui a Venezia anche in veste di direttore della fotografia del film di Marco Bellocchio, Bella Addormentata, dove tra gli interpreti c’è Toni Servillo con il quale abbiamo parlato, in questa occasione della sua interpretazione in E’ stato il figlio.

 Il film uscirà il 14 settembre nei cinema distribuito da Fandango.

E’ stato il figlio è tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Alajmo, sceneggiato da Ciprì insieme a Massimo Gaudioso e il ricco cast è composto, oltre che da Servillo, da Giselda Volodi, Alfredo Castro, Fabrizio Falco, Pier Giorgio Bellocchio (gli ultimi due li rivedremo nel film di Marco Bellocchio), Aurora Quattrocchi, Benedetto Raneli, Piero Misuraca.

Una storia perfetta per un visionario come Ciprì quella della famiglia Ciraulo, composta da sei persone, che abitano nella periferia di Palermo. Si arrabattano come possono per tirare avanti, fino al giorno in cui, una pallottola uccide la piccola Serenella. Il dolore è enorme ma ai Ciraulo si apre uno spiraglio di speranza per un cambiamento economico quando un amico della famiglia suggerisce a Nicola Ciraulo (Servillo) di chiedere un risarcimento che lo Stato riconosce alle vittime di mafia. Ma i Ciraulo sono vittime loro stessi di questa società, in cui si deve avere tutto e, spendono un sacco di denaro, ancora prima di sapere se il risarcimento arriverà mai… indebitandosi fino al collo e facendo finire Nicola nella mani di un usuraio. Il tutto ci è raccontato da un certo Busu, che all’interno di un ufficio postale, inizia a narrare la storia dei Ciraulo. C’è chi lo ascolta e chi invece passa e se ne va via…

Toni Servillo come stanno le cose realmente, c’è chi ha detto che lei questo film non lo voleva fare, e altri che invece sostengono il contrario… come sono andate le cose con Daniele Ciprì? “Io di questo film sono molto orgoglioso – ci dice Servillo – proprio perché mi piace moltissimo e lo ritengo un film italiano validissimo. Le voci che si sono diffuse sono nate dal fatto che quando mi è stato proposto di interpretare Nicola Ciraulo io ero molto timoroso, avevo paura di rovinare il film di Ciprì proprio perché conosco molto bene il suo cinema e il lavoro che ha fatto fino ad ora e temevo di non essere adatto. Poi ci siamo incontrati, abbiamo chiacchierato, lui mi ha parlato del progetto e mi sono convinto che potevo sostenere la parte. Mi preoccupava molto anche il rifare con cura l’accento siciliano che è diverso da città a città. Inoltre ho letto il romanzo di Alajmo e devo dire che la solidità della storia è stata poi la chiave per dire definitivamente: sono nella squadra”.

Che cosa le è piaciuto maggiormente del romanzo di Alajmo? “Il fatto che si racconti di una famiglia che vive su leggi arcaiche, antiche, con il padre padrone ma anche la madre, e soprattutto, la nonna che in realtà tengono le redini di come questo gruppo deve stare insieme. Sono le donne che dettano le regole. Ma in tutto questo anche la storia dei Ciraulo sconfina nello smarrimento del nostro contemporaneo, nell’alienante consumismo che ci sta devastando e ci divora ogni giorno di più. E questi aspetti Daniele li ha restituiti perfettamente nel film. Poi la storia è anche molto altro, ma l’accumulare oggetti, denaro, cose in maniera ossessiva è la parte della storia che più mi intriga e mi spaventa”.

L’accumulo è anche una caratteristica tipica del sud del nostro Paese… “Assolutamente sì, c’è tutta una tradizione sull’argomento che parte da Mastro Don Gesualdo di Verga e arriva fino ad Alajmo e oltre. Inoltre questo avere bisogno di roba, oggetti, si scontra con un altro aspetto della storia importantissimo che è quello della gioventù rubata. Questa famiglia è talmente presa dai beni di consumo che consuma il bene più prezioso che hanno: i loro due figli. Una viene uccisa da una pallottola della mafia, e l’altro viene accusato di omicidio. I figli che dovrebbero essere quelli più protetti e guidati all’interno di un nucleo famigliare qui diventano carne da macello. Loro non dovrebbero avere la consapevolezza della morte vista l’età che hanno e, invece, sono proprio i due offesi dalla morte, privati di un avvenire. A Nicola, da un certo momento in poi, interessa solo avere la Mercedes perché è simbolo di ricchezza e la ricchezza è l’unico status che la gente rispetti”.

La famiglia Ciraulo ha un padre come lei che comanda ma, in realtà, sono le donne ad avere veramente il potere decisionale… “Leonardo Sciascia nella sua grandezza scrisse un articolo per l’Espresso dove sosteneva che l'origine dei comportamenti mafiosi è riscontrabile nel matriarcato siciliano, che i vincoli di sangue sono gestiti dalle donne, e questo vi dice tutto.”

 “Ci terrei pero a dire – conclude Servillo – che il film fa molto ridere. Perché quello che abbiamo detto fino ad ora è terribile e non vorrei che passasse il messaggio che è un dramma. Lo è, è anche una tragedia greca, ma proprio per questo ha un aspetto comico molto forte. Daniele Ciprì non si è attardato in queste dinamiche sociologiche, ha raccontato una storia con il linguaggio del cinema e la forza del film sta nel fatto di narrarci una vicenda che, ci riguarda tutti molto da vicino a livello sociale, però rimanendo un film e non facendo una inchiesta”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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