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L’Isola delle illusioni infrante - Shutter Island di Martin Scorsese

Attualità, Recensioni

04/03/2010

Un noir postmoderno quello che Martin Scorsese firma, rinnovando il suo sodalizio artistico con Leonardo Dicaprio.

Ispirato al romanzo di Denis Lehane, Shutter Island è ambientato nel 1954 quando due detectives dell’FBI vengono chiamati su un’isola al largo di Boston dove è situato un penitenziario di massima sicurezza al cui interno si trova un misterioso ospedale psichiatrico.

Travolta da una furiosa tempesta, l’isola è popolata da guardie carcerarie tutte d’un pezzo al comando di un enigmatico psichiatra, interpretato con il suo solito savoir faire da Ben Kingsley, un vero veterano di questo tipo di interpretazioni così come Max Von Sydow nei panni dell’inquietante luminare con un possibile, ma non confermato passato da ufficiale nazista.

Non è solo il presente il tema del film di Scorsese: ad essere al centro della narrazione non sono, infatti, la Guerra Fredda, la Bomba Atomica, il Comitato per le attività anti americane, possibile finanziatore delle misteriose ricerche portate avanti dai medici presenti nel carcere molto simile al campo di concentramento di Dachau, le cui ombre popolano gli incubi del protagonista.

Martin Scorsese, infatti, racconta una storia dove è il peso del passato a dominare l’orizzonte degli eventi. Gli incubi del protagonista interpretato da Dicaprio permeano una narrazione in cui niente è come sembra, caratterizzata da atmosfere di grande incertezza e timore.

Shutter Island è un film estremamente interessante, dove, però, si sente il peso di un certo eccessivo compiacimento nei confronti del genere che allungano di molto la durata. Forse, un po’ troppo per una storia, comunque, obiettivamente complessa da rendere sul piano emotivo e psicologico.

Tra falsi indizi, bugie e invenzioni, il film segue un andamento complicato e – in certi momenti – un po’ noioso, non, ovviamente, per la sua qualità, ma a causa di una certa ridonante indulgenza del regista nei confronti dei suoi personaggi e delle loro azioni.

L’elemento politico della narrazione, poi, lascia quasi immediatamente spazio all’aspetto personale della storia, forse, più drammatico, ma certamente meno originale e coinvolgente.

Il contesto storico politico della narrazione, le paure degli anni Cinquanta e le inquietudini di un’epoca ancora choccata dalla ferocia nazista e terrorizzata dal conflitto con i russi che potrebbe diventare l’alibi per replicare gli esperimenti dei campi di concentramento sul suolo americano.

Purtroppo, però, Shutter Island è un film molto diverso in cui la storia prende una piega di deja vu fino ad un finale eroico.

Un film pienamente di genere in cui il talento di uno dei più grandi registi della storia del cinema mostra la sua visionarietà e potenza, a fronte di una trama complessa e complicata dove lo spettatore è tenuto sempre sul filo di pochi indizi frammentari.

Una pellicola dominata da un senso di sopraffazione e violenza, in cui il dolore della verità viene annegato nell’illusione della paura e nella rimozione del presente.

Un viaggio, comunque, spettacolare e allucinante.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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