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Lezione di Cinema Fuori Concorso: A Letter to Elia di Martin Scorsese / Kent Jones

Attualità, Recensioni

04/09/2010

Un padre, un padre diverso” così Martin Scorsese definisce Elia Kazan in A Letter to Elia film – documentario presentato Fuori Concorso a Venezia in cui il regista italo – americano racconta il suo grande amore nei confronti del cineasta autore di capolavori indimenticabili come Un volto tra la folla, Fronte del Porto, Un tram chiamato desiderio, La Valle dell’Eden e quell’America, America che Scorsese considera come il film più personale di Kazan, in cui l’essenza stessa del suo cinema si confonde con quello della sua stessa vita.

Una lettera in forma di documentario in cui Scorsese confessa tramite il cinema quell’amore che di persona non aveva mai voluto esprimere. L’autore di Toro Scatenato, Taxi Driver, The Departed spiega che Kazan è stato probabilmente l’autore più importante della sua vita, che gli ha mostrato e raccontato qualcosa di sé stesso che lui, adolescente, non arrivava ancora a capire, aprendogli così la strada per il cinema e per la possibilità di vivere in prima persona questa arte.

Scorsese, insieme a Kent Jones, affida al cinema la sua Lettera di amore filiale per questo regista che attraverso il suo lavoro gli ha aperto gli occhi sul mondo in cui entrambi vivevano ovvero l’America degli anni Cinquanta e Sessanta.

Come ricorda Scorsese nel suo quartiere, nella New York degli anni Cinquanta, molto simile a quello mostrato in Fronte del Porto, c’erano due posti dove poteva “sentirsi al sicuro e trovare la pace”: la Chiesa di San Patrizio e la sala cinematografica dove per “dodici o quindici centesimi”, raggiunto il suo posto poteva sentirsi protetto e perdersi nelle storie proiettate sul grande schermo.

A Letter To Elia, però, non è solo una memoria personale di uno dei più grandi registi viventi su un mostro sacro del cinema: è anche e, forse, soprattutto, una lezione di cinema in cui lo spettatore ha il privilegio di entrare nel cinema di Kazan accompagnato da un critico di eccezionale valore e intuito in cui i film diventano lo specchio di un’epoca, il “crogiuolo” di suggestioni differenti e di istanze ancora aperte.

Scorsese racconta la transizione di Kazan da ‘regista’ (director) a ‘uomo di cinema, cineasta’ (filmaker). Un passaggio non evidente ai più, in cui è l’analisi dell’autore italo – americano a fornirci tutti gli elementi e le fascinazioni per seguire a distanza ravvicinata l’evoluzione artistica di un uomo ricordato non solo per la sua vita artistica, ma anche per scelte private legate alla politica e agli orrori del maccartismo che portarono profonde lacerazioni nella società americana e non solo.

Martin Scorsese, narratore in prima persona, utilizza foto e materiali di repertorio per raccontare l’arte, il talento e la visione di Kazan. Due film, però, quelli che gli hanno “cambiato la vita”, trovano un maggiore spazio sotto il profilo temporale all’interno della narrazione: Fronte del Porto con Marlon Brando protagonista (il celeberrimo dialogo in macchina tra Brando e Rod Steiger ‘I could have been a contender’ conquista nuova vita nell’ottica del racconto di Scorsese così come il tema del fratello buono e del fratello cattivo ne La Valle dell’Eden e soprattutto riguardo al finale definito ‘inquietante’ in cui ‘nessuno è buono e nessuno è cattivo’.

Chi ama il cinema, chi vive della passione e per la passione di quest’arte non può non vedere A Letter to Elia non soltanto per quanto detto fino adesso, ma soprattutto, per la possibilità invidiata da ogni appassionato di potere, un giorno, scrivere una lettera al regista che più ha influenzato la nostra vita, le nostre scelte e – soprattutto – il nostro modo di guardare al mondo.

Da non perdere.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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