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Lebanon, il cinema israeliano conquista il Festival

08/09/2009

Segnatevi questo titolo, Lebanon per la regia di Samuel Maoz, in concorso qui alla Mostra di Venezia. Chi ha amato Valzer con Bashir parlerà di momento d'oro per il cinema israeliano in ogni modo raramente abbiamo visto una pellicola così potente contro la guerra realizzata con quattro attori chiusi dentro un carro armato. La soggettiva verso l'esterno passa attraverso il mirino del cingolato mentre quattro soldati israeliani, un prigioniero siriano e un falangista sono i protagonisti dell'orrore di questa infinita guerra che si sta svolgendo in Medio Oriente. Prima guerra del Libano, giugno 1982. Un carro armato guidato da quattro ragazzi ventenni alla loro prima missione viene inviato a perquisire una città nemica mentre le bombe israeliane bombardano il Paese. La missione però sfugge al controllo dei soldati e si trasforma in una trappola mortale. Quando inesorabilmente cala la notte, i quattro si ritrovano intrappolati in un luogo distrutto, impossibilitati a comunicare con il comando centrale e circondati da truppe siriane.

 

"Mi ci sono voluti vent'anni - afferma Maoz - per trovare la forza di scrivere la sceneggiatura. Quando ero in Libano la mia vita è cambiata completamente. Questo film ha una forte ispirazione autobiografica e quello che ci tenevo a raccontare era un inferno sensoriale. Volevo che il pubblico sentisse i sentimenti perché in Lebanon il sentire equivale al capire. Volevo in questo modo ottenere che lo spettatore si identificasse con i soldati, non fosse solo colui che guarda ma anche colui che vive la tragedia che ho raccontato con una struttura classica, quella dell'unità di tempo e luogo. Tutto si svolge in una giornata e dentro un carro armato. Tutto ciò dà un senso di claustrofobia al limite del sostenibile, proprio come lo abbiamo vissuto noi soldati durante quella terribile esperienza". Samuel Maoz è nato a Tel Aviv ed è stato inviato in Libano dall'esercito israeliano durante il servizio militare. La scioccante esperienza della guerra e l'orrore sono rimasti stampati a fotogramma fisso negli occhi dell'autore; unica via per cercare di trascendere, anche se parzialmente, il trauma era riversarlo su pellicola. Grandi prove attoriali dei quattro protagonisti su cui è costantemente centrato lo sguardo della macchina da presa, abilissimi nel dare corpo ai soldati prigionieri dell'acciaio e di una guerra che non capiscono. Finanziato dall'Israeli Film Fund, Lebanon, è insieme a Valzer con Bashir, il segno di una nuova sensibilità del cinema israeliano verso una particolare fase della storia del Paese, ben rappresentata da una generazione di registi battezzati in prima linea dal sangue che gli ha fatto versare la terra dalla quale provengono.

Scritto da ADMIN
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