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Lebanon: il caos di una guerra dolorosa per tutti

14/10/2009

"Le uniche critiche e i soli attacchi che ho ricevuto provengono da Israele, il mio paese e dal Libano. Gli Israeliani non amano vedere i soldati piangere, "perché - dicono - faccia male all'immagine del paese." Evidentemente, dove sono nato io, un uomo può piangere per una donna o ad un funerale, ma non in guerra... I Libanesi, invece, preferiscono vedere i soldati israeliani ritratti come degli aguzzini e loro stessi raccontati come delle vittime o dei martiri. A parte, però, queste due nazioni, il mondo intero sembra avere 'abbracciato' Lebanon." Così il regista e sceneggiatore Samoel Maoz commenta il successo del suo esordio, dopo la vittoria del Leone d'Oro della Sessantaseiesima Mostra del Cinema di Venezia e l'inizio della possibile quanto probabile lunga marcia verso la vittoria dell'Oscar come migliore film straniero. "La mia generazione che è stata coinvolta nella guerra del Libano del 1982 è rimasta profondamente choccata da quello che ha vissuto. Noi non siamo come i nostri genitori che vedevano nemici ovunque ed erano convinti che tutti volessero vederli morti. Eppure nonostante noi proviamo a vivere una vita il più normale possibile, qualcuno - ancora oggi - soffre del non riuscire a parlare dei nostri problemi. Io credo sia arrivato il momento di smettere di buttare la polvere sotto il tappeto. Dobbiamo guardarci in faccia e iniziare a riflettere e a discutere tra di noi su quello che è successo a noi e al nostro paese negli ultimi trenta anni."

 


Scritto da ADMIN
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