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Le struggenti Cime Tempestose di Andrea Arnold

Attualità, Interviste

06/09/2011

 (Venezia) “Se tu morissi... io ne morirei...”, Heathcliff a Catherine.

Andrea Arnold, è inglese è nata nel Kent ma fino ad ora è la Scozia ad averla rapita per le sue opere più importanti, a cominciare dai due bellissimi film ambientati a Glasgow: Red Road e Fish Tank. Qui rimaniamo ovviamente nel ruvido, ostile ma di struggente bellezza paesaggio scozzese per un libero adattamento di un romanzo che hanno amato milioni di persone nel mondo: Cime tempestose di Emily Brontë.

L’eterno amore tra Catherine ed Heathcliff (chi non ha mai urlato nel vento il nome di quest’ultimo pensando a Laurence Olivier?!) rivive in un adattamento piuttosto eccentrico che mantiene la forza della storia d’amore ma si discosta dall’andamento della vicenda raccontata dalla Brontë. L’Heathcliff di Andrea Arnold è nero ed è impersonato da James Howson mentre la bella Catherine è la gradita sorpresa Kaya Scodelario.

 Il capolavoro della letteratura vittoriana di Emile Brontë ha avuto varie trasposizioni cinematografiche, tra le più ricordate chiaramente l’indimenticabile e di straordinaria forza ovvero quella con Laurence Olivier e Merle Oberon del 1939 per la regia William Wyler ma anche Luis Buňuel si è cimentato con l’eterna e melodrammatica bellezza della vicenda: l’amore che non conosce limiti o ragioni tra Catherine e Heathcliff, una passione sempre ostacolata ma che va oltre la vita e la morte dei due protagonisti.

 “Credo che in tutta l'Inghilterra non avrei mai potuto trovare un luogo così discosto da ogni rumore mondano. Un vero paradiso del perfetto misantropo: e il signor Heathcliff ed io siamo fatti apposta per dividerci tanta solitudine”, Emily Brontë, Cime Tempestose.

 Arrivata al Lido, Andrea Arnold, difende la sua trasposizione che, ha lasciato molto divisi, gli spettatori. “L’idea dell’adattamento – afferma la regista – non mi è mai piaciuta, sia perché nei libri si usa un linguaggio talmente diverso da quello usato per i film e sia perché, spesso, le opere sono già complete come sono. Per questo motivo la prima ad essere sorpresa di sentire la voglia di fare un film preso da un libro – e da che libro! – sono stata io. Ma più ci ripensavo e più mi convincevo che non potevo rinunciare a questa sfida. In quest’opera c’è tutto: il gotico, l’aspetto femminista, socialista, sadomasochista, freudiano, incestuoso e viscerale. Una quintessenza dell’anatomia dell’essere umano sezionato in ogni sua parte e calato all’interno di una società. Il libro di Emily Brontë è stato pubblicato nel 1847, io lascio i personaggi in quel tempo ma rivoluziono – o meglio ho cercato di dare maggiore attenzione ad alcuni aspetti –di questa incredibile e complicatissima storia”.

 “Se cercate di capire – continua la regista – perché c’è questo amore eterno che non finirà mai, anche una volta che Catherine è morta, tra questi due esseri umani c’è da impazzire di dolore e di gioia. Perché un amore così assoluto è riservato veramente a pochi nella vita. Se esistono davvero i patti di sangue – tu sei sangue del mio sangue, carne della mia carne - questo amore è fatto di questa materia. E così mi sono concentrata sul personaggio di Heathcliff, dovevo schierarmi per uno dei due, altrimenti sarei stata annientata da loro due. Ho scelto un attore di colore perché mi aiutava a rendere ciò che, quando ho riletto il libro in età adulta - lo avevo letto una prima volta a scuola - mi ha colpito maggiormente, dato che lui mi è apparso come l’ultimo degli esclusi. Una sorta di barbaro, spuntato all’improvviso. Ho voluto farlo per lui. Il modo in cui era stato trattato da ragazzo, tutta quella brutalità, gridava vendetta. Cathy dice che lei è Heathcliff, io penso che Emily fosse Heathcliff e penso anche che, tutti potremmo essere lui. O almeno una parte di lui”.

 “So che le reazioni alla mia versione personale a Wuthering Heights ha diviso nettamente gli spettatori e penso che non poteva che andare in questo modo. Nonostante il libro sia così conosciuto e se ne sia tanto parlato rimane un’opera molto profonda e ancora molto misteriosa, intima. Quello che io ho sentito era una giovane Emily, sola nella sua stanza mentre scrive e libera la sua immaginazione, con il vento fuori che impazza. Era una poetessa, una che ha avuto il coraggio di parlare con la sua originalissima voce. Io non vorrei aggiungere altro, c’è già il mio lavoro, lascio ora che il pubblico abbia il suo personale rapporto con il film”.

 

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
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