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Le parole che non ti ho detto: Ritratto di mio padre di Maria Sole Tognazzi

Attualità

28/10/2010

Esattamente vent’anni dopo la sua morte, Maria Sole Tognazzi si avvicina al grande Ugo Tognazzi attraverso il documentario Ritratto di mio padre in cui è il cinema a intrecciare nuovamente il dialogo interrotto prematuramente tra genitore e figlia e che ha fatto da preapertura al Festival di Roma.

Un film commovente e divertente che andrà in onda domenica 31 alle ore 14.00 su La Sette che l’ha realizzato insieme ai produttori Matteo Rovere e Andrea Paris.

Un documentario che non è, né tantomeno vuole essere solo racconto, ma che segue un duplice binario narrativo: da un lato testimonianza del talento e dell’anima di Ugo Tognazzi mostrato attraverso i suoi film, ma anche attraverso i filmetti in Super8 che girava; dall’altro lettera d’amore per un padre da parte di sua figlia uniti per sempre non solo dall’affetto, ma anche dalla passione per il cinema e per l’arte cinematografica stessa.

Un lavoro interessante e coinvolgente che oltre a proporre il ricordo di alcuni dei registi che hanno diretto Tognazzi come Carlo Lizzani e Bernardo Bertolucci,  guida lo spettatore nell’immaginario artistico e nella profonda umanità di questo attore che sua figlia racconta con curiosità e passione, in un crescendo narrativo che solo il cinema, grazie al montaggio di Walter Fasano, può restituire in tutta la sua grandiosa e meditata solennità.

Ritratto di mio padre tocca il cuore dello spettatore per il suo essere espressione di un immaginario cinematografico postmoderno in cui ad essere raccontato non sono Ugo Tognazzi o la sua carriera, bensì spezzoni di vita in grado di andare a costituire un percorso emotivo unico in cui solo lo sguardo della macchina da presa può dire in maniera divertente e intrigante quello che altrimenti potrebbe risultare come retorico e sopra le righe.

La regista Maria Sole Tognazzi utilizza il cinema, dunque, per riprendere il dialogo con suo padre. Uno scambio emotivo e intellettuale che l’aveva lasciata poco più che adolescente (aveva appena diciannove anni alla morte dell’attore) alle prese con il proprio dolore e che la ritrova donna, ma anche cineasta maturata. Maria Sole Tognazzi, infatti, dimostra di disporre oggi di una ricchezza emotiva e intellettuale alle spalle in grado di riuscire a sostenere l’impatto emotivo e artistico di un viaggio dove immagini e parole si fondono, riuscendo ad andare ‘oltre’ e a restituirci, sebbene solo per un’ora e mezza, il piacere e il talento di un uomo straordinario come Ugo Tognazzi.  Cinema sul cinema in cui il genere documentario si trasforma in documento raffinato, ma anche possibilità abbastanza unica che a raccontare e a spiegare sia una figlia che è anche regista, nonché una cineasta che è anche intimamente legata all’oggetto del suo sguardo e del suo racconto.

Da non perdere.

Scritto da Marco Spagnoli
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