Sta diventando una specie di tormentone sia al di qua che al di là dell'Oceano. Con la stessa esigenza di proteggere il diritto d'autore ma con percorsi diversi. Negli Usa la famigerata Sopa (Stop Online Piracy Act ) con la discesa in campo, in stile J. Edgar, dell'Fbi, ha chiuso Megaupload.com e Megavideo.com, due giganti del file sharing (sommano più del 7% del traffico mondiale di internet), arrestando i suoi gestori in Nuova Zelanda. Il plateale intervento dell'Fbi ha avuto l'effetto di una doccia fredda sul mondo del file sharing statunitense, ed un altro gigante del settore Filesonic ha deciso autonomamente di sospendere il servizio di file sharing, affidandosi nel frattempo ad una società specializzata in analisi di contenuti caricati dagli utenti sui server, per far rimuovere quelli illegali. La società ha inoltre sospeso a tempo indeterminato il sevizio di pagamento di una percentuale sul traffico creato dai vari utenti, che sta alla base della pirateria domestica dilagante. Secondo alcuni la mossa di Filesonic è solo attendista, per superare senza danni questo momento di maggiore attenzione politica e mediatica verso questo settore, nella convinzione, che Sopa (su cui hanno espresso un parere contrario sia il Presidente Obama che la maggioranza dei rappresentanti del Congresso) e tutto il movimento antipirateria venga rimesso nel cassetto, di fronte sia all'alzata di scudi dei colossi del Web come Google, Facebook e Wikipedia, alla reazione negativa dell'opinione pubblica e soprattutto nell'imminenza delle prossime elezioni presidenziali. Anche la Francia ha elezioni molto vicine e la legge Hadopi (che al contrario della Sopa americana che sta attaccando i provider, si rivolge ai singoli utenti a cui vengono inviati due avvertimenti scritti prima di sconnettere l'utenza incriminata), sembra diventare ingombrante ai fini elettorali, nonostante ad un anno dalla sua introduzione abbia data risultati molto positivi. Mentre Stati Uniti e Francia sembrerebbero indirizzati a posizioni più morbide, l' Italia invece ha avanzato, tramite l’on. Gianni Fava (Lega Nord) una proposta molto restrittiva, che dovrà essere valutata dal Consiglio Europeo, che assegna la responsabilità dei contenuti uploadati agli hosting provider obbligandoli, se dovesse passare, a rimuovere i contenuti protetti non solo su ingiunzione dell’autorità giudiziaria, ma anche su richiesta dei titolari del diritto d’autore (o chi per loro). Insomma un Sopa inasprito, che sta sollevando molte polemiche, ma che avrebbe ricevuto il placet dell'attuale Governo. A proposito di Governo e di copyright, il decreto liberalizzazioni appena varato prevede un'apertura al mercato nel campo della gestione collettiva dei diritti d’autore. Una mezza apertura per la verità, perché la nuova disposizione si rivolge esclusivamente ai diritti connessi degli artisti interpreti ed esecutori, tenendo fuori gli autori. Quindi la liberalizzazione si rivolgerebbe ai diritti degli interpreti ed esecutori che un tempo erano rappresentati dall’ IMAIE, adesso estinta e che oggi fanno capo, solo in parte, all’SCF, mentre il monopolio SIAE sugli autori, rimane inviolato. Cosa che rende, sotto questo profilo, inutile se non ridicolo, il provvedimento del Governo. La stragrande maggioranza del mercato del copyright resta ostaggio della Siae, con i costi che conosciamo, e con nessun vantaggio per i consumatori. Una scelta miope del governo che ha deciso, anche in questo caso, di non mettere in discussione i privilegi di una società pubblica a vantaggio del paese.




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