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L’attore del momento: Michael Fassbender!

Attualità, Interviste, Personaggi

04/09/2011

 (Venezia) Ci sono due nomi, due attori, che possiamo tranquillamente dire, questo è il loro momento, questo è il loro anno: Ryan Gosling e Michael Fassbender. Entrambi a Venezia, il primo protagonista del film di George Clooney, Le Idi di Marzo, e il secondo di due pellicole Shame di Steve McQueen e di A Dangerous Method di David Cronenberg, se ci sono state standing ovation, applausi sui titoli all’apparire dei loro nomi, per le loro effettivamente straordinarie interpretazioni, sono state quelle dei due giovani e decisamente affascinanti uomini appena citati.

Michael Fassbender, metà tedesco e metà irlandese, classe 1977 è salito alla gloria con i Bastardi di Tarantino nel ruolo del Luogotenente Archie Hicox. In realtà lavora da molti anni e con il regista McQueen ha già realizzato un bellissimo film, Hunger, nel 2008. E, come Ryan Gosling e Nicolas Winding Refn (vedi Drive), anche Michael Fassbender e Steve McQueen si amano moltissimo e questa stima e affetto reciproco produce ottimi lavori come Shame.

Mister Fassbender lei è a Venezia 68 con due film, ed entrambi in concorso, come si sente? “Lo trovo un grandissimo privilegio, un onore e sono felicissimo di potere celebrare, festeggiare qui a Venezia con un amico come Steve e con un Maestro come David Cronenberg”.

Brandon è un uomo con una dipendenza sessuale ma soprattutto è un uomo solo e infelice pur avendo una vita agiata. Vive a New York, ha un ottimo lavoro, un magnifico appartamento eppure… “Eppure – ci dice Fassbender – è come avete detto voi una persona estremamente sola e bisognosa d’amore. Mi piace Brandon, mi piace tantissimo Brandon è uno difficile ma non è diverso da noi. Non è un uomo cattivo, è gentile, cerca di fare del suo meglio… ma la sua realtà è tosta, molto cupa. Io lo trovo un uomo che non si può che amare e provare empatia per lui, nonostante sia uno sicuramente poco famigliare, ma riconoscibilissimo”.

 Lei ha molte scene di sesso in Shame come è andata? “Per me sono state la parte più difficile del lavoro. – continua l’attore – Non è stato per niente facile girare le scene di sesso. Poi sono un attore, Steve un grande professionista, le ragazze con cui avevo queste scene pure, quindi alla fine tutto è andato per il meglio ma se devo dire la verità non mi sono mai trovato a mio agio, tranquillo… direi proprio di no”.

E’ il secondo film che interpreta con Steve McQueen e, negli ultimi anni, la sua carriera ha preso il volo rispetto al 2008 e ad Hunger. Il vostro rapporto è cambiato o siete amici come un tempo? “Non è cambiato nulla – risponde Fassbender – Steve è uno dei miei migliori amici e dal primo giorno che ci siamo incontrati è stato amore a prima vista. Siamo innamorati uno dell’altro, faremo altri film insieme. La nostra è una storia d’amore che si manifesta attraverso i progetti che pensiamo e che in seguito realizziamo. Siamo molto fortunati, siamo stati molto fortunati ad esserci incontrati”.

Che differenza c’è nell’interpretare Jung e Brandon. Ovvero un uomo realmente esistito e uno invece che nasce dalla penna – in questo caso – di una sceneggiatrice? “Essenzialmente il lavoro è lo stesso, lavoro sulla sceneggiatura e tanto vi assicuro. Se un personaggio è esistito davvero meglio perché ho più materiale sul quale documentarmi, altrimenti la sua biografia la scrivo io attraverso la mia immaginazione. Ma in entrambi i casi la cosa importante è mettersi al servizio del personaggio, questo è quello che si deve sempre fare”.

 Anche noi abbiamo amato moltissimo il film e Brandon, secondo lei perché avviene questo transfert… almeno per alcune persone perché altri lo avranno detestato o ritenuto un essere indegno. Uno che si deve solo vergognare come afferma il titolo del film? “Chi ama Brandon – afferma Fassbender – come il sottoscritto è perché ha capito che, attualmente, siamo tutti dipendenti. Non importa se è sesso, droga, soldi, lavoro, giochi d’azzardo, fumo, Internet… quello che volete. L’importante è capire che le relazioni con gli altri esseri umani sono profondamente cambiate e sono proprio tutte queste dipendenze che le hanno modificate amplificando il senso di solitudine che, fa parte dell’essere umano, ma che in questo caso diventa patologico. Quindi Shame è anche un film profondamente politico. E, anche se io penso che Brandon non abbia nulla di cui vergognarsi, se uno partecipa ai gruppi di recupero da qualsiasi dipendenza è proprio la parola ‘vergogna’ quella che senti maggiormente usare. Per questo il film porta questo titolo. Ma Brandon è ‘solo’ un uomo danneggiato, come lo siamo quasi tutti noi, esseri umani”.

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
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