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L’Arte della Guerra - Intervista a Takeshi Kitano

Attualità, Interviste

18/05/2010

(Cannes) - Una vera e propria sanguinosa guerra tra bande è quella raccontata da Takeshi Kitano in Outrage, film presentato in concorso al Festival, dove il regista e attore giapponese torna ad occuparsi della Yakuza e del suo mondo privo di eroi, dove solo tradimento e vendetta durano per sempre. “Volevo fare qualcosa di nuovo". Spiega Kitano “Altrimenti il rischio è quello di annoiarsi troppo. Il mio desiderio è cambiare un po’ gli schemi e provare a giocare con quello che racconto, provando a sorprendere lo spettatore con una storia molto chiara e diretta".

Lei ha diretto film meno violenti e più artistici di recente…

Se Outrage non dovesse avere successo tornerò ad occuparmi di quelli. Del resto la mia carriera come regista è basata sul passare da un fallimento all’altro. Fare cinema è sempre qualcosa di un po’ controverso per me…

Come è nato questo film?

In realtà è un’aggregazione di scene che avevo immaginato separatamente e che poi ho unito da una sceneggiatura e da una trama. Lo scheletro della storia sono stati i vari modi di uccidere i personaggi che mi sono inventato. Del resto per me è sempre stato importante farmi venire delle idee precise rispetto a come uccidere i personaggi dei miei film per risultare il più possibile originale . In più ho fatto una scelta diversa per quello che riguarda gli attori scegliendo attori di estrazione differente da quelli che, in genere, si vedono nei miei lavori. Ho lavorato a stretto contatto con il direttore casting di portarmi degli interpreti, che, in genere, recitano nei ruoli dei buoni. Basti pensare, ad esempio, che l’attore nei panni del bossi dei bossi è spesso chiamato per portare sullo schermo dentisti e dottori...certo non dei capimafia. Volevo evitare a tutti i costi il typecasting e rischiare un po’… La scelta degli attori resta fondamentale. Non puoi fare un buon film se non hai con te dei bravi interpreti di cui sai di poterti fidare.

Parliamo di Martin Scorsese?

Ho visto i suoi film e mi piace molto come regista. Non credo, però, di avere alcun legame cinematografico con lui.

Dirigerebbe mai un film hollywoodiano?

Non mi è stato mai chiesto, ma credo che per me sarebbe complicato dedicarmi al materiale scritto da altri. Quando ho girato Brothers a Los Angeles, quello era un mio film in giapponese. Non credo di essere interessato, per il momento, ad un film in lingua inglese. Preferisco dedicarmi a scrivere le mie storie, piuttosto che occuparmi di sviluppare progetti da libri o da script altrui. Credo che non mi andrebbe di confrontarmi con un genere di aspettativa differente da parte del pubblico.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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