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L’arrivo di Wang e il ritorno dei Manetti Bros.

Attualità, Interviste, Personaggi

15/12/2010

Coriacei. Alfieri di un cinema che in Italia non esiste più – ma che in compenso fa guadagnare milioni di euro in tutto il resto del mondo - Marco e Antonio Manetti tornano nelle sale per divertire con le loro storie e divertirsi nel raccontarle. Dopo le gesta di una gang di rapinatori di banche, rappresentate nel solido e piacevolissimo Piano 17, con totale sprezzo del pericolo e del botteghino, stanno per uscire nelle sale con L’arrivo di Wang. Sempre determinati a rilanciare il genere - sarà che Marco più Antonio, evoca uomini dalla volontà d’acciaio - i Manetti Bros stanno per portare sugli schermi la loro versione dell’ignoto. E con loro, Ennio Fantastichini, Francesca Cuttica e…il signor Wang!

Parliamo del tuo nuovo film: cosa puoi dirci della storia?

L’Arrivo di Wang parla di una giovane interprete di cinese che viene ingaggiata dai servizi segreti per tradurre una conversazione riguardante un misterioso individuo: mister Wang.

 Misterioso perché ?

Quando lo vede è regolarmente al buio. Inoltre sia le domande che le chiedono di porre  e le risposte che riceve sono inquietanti. La ragazza, una eccellente attrice di nome Francesca Cuttica, chiede allora all’agente con cui sta collaborando, interpretato da Ennio Fantastichini, come condizione per proseguire nel suo lavoro, di mostrargli chi sia Wang. E  Fantastichini accetta..

 E lasciami indovinare: Wang risulterà non essere cinese?

No. Viene decisamente da più lontano…diciamo da distanze anni luce!

 Anni luce…un film di fantascienza?

Un film fantastico.

Un film italiano di genere  fantastico:vi  piace vivere pericolosamente?

Ah! Indubbiamente! Fino a pochi poco tempo Antonio ed io fa ce la rischiavamo, ora ne abbiamo la certezza.

In che senso?

Nel senso che prima non ci rendevamo effettivamente conto di tentare del cinema praticamente scomparso e quindi lo facevamo con molta disinvoltura. Oggi invece la consapevolezza di andare incontro ad una serie infinita di ostacoli ci è chiarissima. Ma d’altra parte, solo questo vogliamo e sappiamo fare.

Già. Poi se smetteste pure voi, il cinema di genere sarebbe scomparso. La vostra è una vocazione, anzi praticamente siete dei missionari! Anche perché credo che in termini economici…

Esattamente! Siamo due  missionari! I nostri films ce li finanziamo. Quello che abbiamo guadagnato con Coliandro è finito tutto in questo film. E’ una sensazione forte.

 Torniamo allora al film: che attore è Ennio Fantastichini?

E’ straordinario, come tutti sappiamo del resto. Lavorarci lo è anche di più. Straordinaria è la sua  generosità. Un approccio molto tranquillo. Pulito, essenziale. Poi parte! Mentre recita emotivamente dà tantissimo, soffre. Senza molte pippe(testuale ndr) va all’interno del suo personaggio. Ci si cala totalmente.

 Il suo personaggio di agente segreto com’è? Fantastichini non me lo immagino né vicino a Bond né a Smiley.

No, è molto lontano da entrambi. E’ un funzionario. Molto affascinante direi. Con una certa ambiguità Non è chiaro da che parte stia.

E invece la  Cuttica?

 Tu, spesso a proposito dei nostri attori e collaboratori mi dici a ragione che  siamo una specie di famiglia. Un circolo. Ecco lei è entrata a farne parte con grande merito. E’ un’attrice di cui sarà difficile far a meno. Infatti non né faremo. Rientra già in un altro progetto…

Quando uscirà nelle sale Larrivo di Wang?

Non lo so. Perché Wang è un film di grandi contenuti fantastici e di grandi effetti speciali. Una qualità direi americana. Ci stiamo concentrando al massimo su questo.

 Secondo Hitchock, la suspance si ottiene rimandando il “botto” ma facendolo intuire; secondo Marco Manetti come si crea la suspance?

La suspance si crea esattamente come dice il maestro. Lui dice anche che si ottiene facendo sapere allo spettatore più di quanto non sappia il  protagonista. E noi cerchiamo sempre di seguire i suoi insegnamenti.

Caratteristica del tuo stile è la contaminazione, è una soluzione o un’espediente?

Hum..che differenza c’è?

Che la prima è un’opportunità mentre il secondo è uno stratagemma…

Ah,è vero. Non ci avevo pensato… ma non mi sembra che ci sia una contaminazione in questo film.

Da quello che mi pare di aver compreso, il film comincia come una spy story per poi virare verso il fantastico. Non ha una linea retta. Blade Runner è un film fantastico, Jason Bourne è una spy story.

Si, in effetti anche su questo direi che tu abbia ragione. Mah, io penso che in realtà sia un caso… non decidiamo a tavolino. Il nostro immaginario è fatto di genere al cento per cento tanto che alla fine non ce ne accorgiamo. L’arrivo di Wang può essere una sintesi di varie suggestioni. Nasce come una spy story, si evolve verso il fantastico. In questi giorni sto immaginando un seguito:sarebbe un vero e proprio film di fantascienza.

Nonostante il pubblico apprezzi molto il genere e indipendemente dal costo non necessariamente impossibile- si pensi a Terminator Mad Max, Fuga da New York e Pitch Black- in Italia i registi e le produzioni hanno completamente dimenticato il genere d’evasione. Perché?

Ma intanto perché probabilmente quello che è stato proposto era brutto e ciò non ha creato un mercato interno. A parte questo però, è un problema culturale. All’interno del mondo del cinema italiano, la fantascienza è vista come qualcosa di nessun valore.  Per esempio, quando stavo girando Wang, è capitato che abbia discusso con lo scenografo per alcune scelte degli arredi della casa di Fantastichino e gli dicevo:”Non sono molto convinto, questi oggetti non somigliano al personaggio.” e mi rispondeva:”Ma perché no?In fondo è un film di fantascienza, no?”. Lo stesso accadeva col costumista.Capisci? E’ un film di fantascienza, va bene tutto, ci può stare dentro di tutto. Ma non è così. Una storia funziona se è credibile. Se all’interno di una realtà normale avviene qualcosa di straordinario. 

Vi seiete misurati con l’horror, col poliziesco e ora con la fantascienza, praticamente l’unico regista di genere in Italia, una grande responsabilità?

Si. Ma in realtà non siamo gli unici ma siamo quelli che rimangono sempre in piedi. Alcuni cedono  altrettanti lo rinnegano. Uno fa un bel film sui giri clandestini delle corse d’auto. Ha talento e un bel punto di vista ma vuole essere riconosciuto come regista “serio”, impegnato. Si mette a fare film che non interessano a nessuno ma che la critica definisce “d’autore”…quelli così sono quelli che detestiamo di più.

 Ti secca quando vieni accostato a Tarantino?

Si. Lo trovo molto banale, facilone e superficialissimo. Siamo solo due registi di genere. Lui è un ultrà del genere. Manda a quel paese tutti. Vive il genere come un fan. E’ un grande regista.

Se un regista mette in scena una sparatoria è accostato a Tarantino..questo è un processo che ha molto a che fare col provincialismo di certi critici e  a proposito di Tarantino, la Mostra di Venezia  si è trasformata in una sorta di festa tra amici, visto i legami tra presidente e premiati…(ma i giurati c’erano?), ma ricorrere ad un nome esotico per attrarre, non è un po’ provinciale e anche un po’ triste visto che si tratta di un festival come Venezia?

Io non so nulla del festival ma in generale,no. Io penso che la scelta sia giusta. Un perfetto presidente di giuria, autorevole e competente. Non trovo che sia una scelta provinciale. Le sue scelte invece non m’hanno convinto. Effettivamente è un po’ strano che faccia da presidente uno che è stato  fidanzato con una concorrente. Inoltre,  poteva osare di più.

Facciamo un po’ di storia: a parte Mario Bava, la cinematografia di genere si perde tra pallide imitazioni, pensiamo a Star Crash e ai Guerrieri del Bronx e pessimi film come Nirvana. Perché non si è mai formata una scuola italiana?

Ma proprio per questo, si scimmiottano i film di altri. Questa assenza d’attenzione demotiva e non incoraggia né a migliorarsi né a tentare. Noi stiamo attraversando un periodo di grande pessimismo. Stiamo anche riconsiderando certe nostre convinzioni. Nei prossimi film cercheremo di essere più classici.

A me sembra che a vostro modo lo siate già: Piano17 è un film classico.

Giusto. E’ verissimo. Lo siamo già. E’ più corretto dire che vorremo essere sempre più immediati nel plot. Concentrarci sulla regia ma avere storie più accessibili. Stiamo rivendendo molte scelte:l’anno scorso ci hanno proposto di fare il remake di “Deliria” di Michele Soavi, lì per lì abbiamo rifiutato ma ora abbiamo cambiato idea e credo che lo faremo.

In bocca al lupo…tornando al film, il tuo alieno è più vicino ad E T o alla Cosa?

C’ha di tutti e due. E’ un equilibrio perfetto tra i due.

Quando vedremo la tua serie televisiva sui giovani supereroi?

Abbiamo scritto tutte le puntate. A volte ci rimettiamo le mani. Speriamo, è difficile, perché no?

Prima banditi e ora agenti segreti molto spregiudicati. Meglio l’antieroe all’eroe?

Io non ho mai capito il significato di antieroe. Se l’antieroe è imperfetto allora meglio lui. Tra Batman e Superman scelgo Batman

Meglio Coliandro o Callaghan?

Sono tutti e  due antieroi. Non lo so, sono due grandi personaggi.

Meglio Jena o Hash?

Sempre queste domande difficili! E’ meglio ammazzarmi!

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