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“L’Altra” Violetta

27/06/2013

Vincitore del Sundance e film cileno candidato all'Oscar, Violeta Parra went to heaven è un biopic insolito ed interessante.

Diretto da Andrés Wood e interpretato da Francesca Gavilan nel ruolo della protagonista principale, il film esplora i ricordi della cantante e poetessa Violeta Parra, una delle principali artiste latino americane del Ventesimo Secolo, che quantacinque anni dopo la sua scomparsa è stata ingiustamente dimenticata dalla cultura mondiale.

Musicista, ceramista, collezionista, amante, Violeta Parra è stata una grande donna nel senso pieno della parola, diventando un punto di riferimento della musica internazionale con oltre tremila canzone composte e una miriade di attività legate all'arte e al folklore.

Il film prova a raccontare questa personalità eclettica partendo dall'infanzia povera, dalla fuga da un padre abusivo, dal percorso personale nel cuore del Cile alla ricerca di un mondo espressivo nuovo che trovasse grandi legami con il passato grazie all'incontro con le radici della musica del continente .

Un film interessante e, per certi versi, sorprendente, che pur mantenendo lo stile e la tradizione di una certa cinematografia impegnata sudamericana, evidenzia lo humour e l'intelligenza della Parra, soprattutto in momenti complessi e tutt'altro che facili della sua esistenza. 

La pellicola, dunque, sorprende lo spettatore con la forza iconica di questo personaggio unico al mondo, lacerata dalle contraddizioni: capace da un lato di comporre un inno alla bellezza e alla forza dell'esistenza come Gracias a la vida (hit portato in tutto il mondo da cantanti come Joan Baez e Mercedes Sosa) e, al tempo stesso di lasciarsi morire per amore.

Violeta Parra went to Heaven è un film necessario su una grande donna, unica al mondo la cui storia doveva essere raccontata dal cinema e che tutti dovrebbero conoscere non solo per la sua arte, ma anche per la sua personalità.

Oggi, questo film è la celebrazione di un talento unico al mondo che potrebbe perfino non piacere allo spettatore colpito dalla forza della sua personalità, ma ammirato, forse, più dall'artista e dalla donna che dalle scelte private della persona.

Una situazione tutt'altro che contraddittoria, ma certamente indicativa di un film molto libero che anziché realizzare una sorta di "santino" ha celebrato una donna diversa da tutte le altre segnata dalla grandezza, ma anche dai dubbi, dalle lacerazioni, da quelli che, forse, sono stati degli errori.  

In questo senso un film sorprendente anche se - come lascia pensare il titolo dal doppio significato - 'la fine è nota'.

Un film politico nella misura in cui si racconnta l'impegno di una donna eccezionale e fuori dagli schemi per il recupero della cultura del proprio paese e la difesa delle proprie radici.     

Chi è stata Violeta Parra?

Cantante, autrice, collezionista, poetessa, pittrice, scultrice. Artista poliedrica, icona della cultura popolare cilena, tesoriere e custode delle tradizioni più profonde, donna di contraddizioni intense, ma genio unico. Questa era Violeta Parra. Con più di 3.000 canzoni e altre opere, Parra ha guadagnato l'apprezzamento nazionale aprendo le porte alla “nuova canzone” cilena. Ha salvato la cultura tradizionale dimenticata, viaggiando attraverso il Cile da nord a sud per incontrare la sua voce, elevarla, e salvarla dagli stereotipi. Poi si reinventa, creando capolavori musicali, e li regala al paese e al mondo. "Crea da quello che c'è" era il suo slogan. Le sue composizioni sono state elogiate dalla critica di tutto il 
mondo, per i loro testi poetici e socialmente impegnati, e per il loro complesso sviluppo musicale. Violeta, una donna d'avanguardia, attraverso la sua chitarra ha protestato, denunciato e condannato l'ingiustizia sociale e le proprie esperienze personali. Cominciò a parlare attraverso il suo canto. Le sue canzoni
a contenuto sociale e politico hanno conquistato il cuore dei giovani. Alle sue qualità di musicista e poeta, unisce quelle per la creatività attraverso vernici, tessuti e ceramiche esponendo, con un sentimento di speranza, il suo genio e il talento in Argentina, Russia, Finlandia, Germania,
Italia e Francia. Nel 1964 fu la prima donna latino americana a esporre il suo lavoro al Louvre. L'arte onesta dei suoi dipinti e delle tele aveva trionfato, mentre lei soffriva d’amore. In un'intervista per la TV Svizzera le è stato chiesto, nel caso avesse dovuto scegliere un solo mezzo di espressione tra poesia, pittura, musica o
altro delle molte discipline, cosa avrebbe preferito. Questa è stata la sua risposta: "Io sceglierei di stare con la gente, perché sono loro che mi ispirano". 
Brillante, ironica, solitaria e sfuggente. Nel 1965, tornò in Cile e costruì un grande tendone a La Reina, che mirava a diventare “l’Università del Folklore”. Per lungo tempo, Violeta aspettava di portare il suo messaggio ai cileni,un messaggio di sensibilità universale che oggi la solleva come l'artista con radici nella tradizione popolare più noti a livello internazionale. Quando Gilbert Favre, l'amore della sua vita, l'ha lasciata, la tristezza riempì il suo cuore e la sua vita. Ha annunciato: "Il giorno che io non avrò un amore al quale dedicare le miecanzoni, lascerò la mia chitarra in un angolo e mi lascerò morire". E lo fece. All'età di cinquant'anni, il 5 febbraio del 1967, incapace di risolvere i suoi problemi emotivi che la tormentavano da una vita, si suicidò nel tendone di La Reina.

                                                                                                                                                   

Scritto da Marco Spagnoli
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