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La notte di sangue della Repubblica

Attualità, Recensioni

04/04/2012

A breve distanza da Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana e pressoché in contemporanea con Il primo uomo di Gianni Amelio, arriva un altro film politico di grande rilevanza sociale e culturale prodotto coraggiosamente dalla Fandango di Domenico Procacci.

Diretto da quel grande talento che è Daniele Vicari, regista in grado di fare buon uso della sua esperienza di documentarista per raccontare i drammatici eventi del G8 di Genova, Diaz è una storia corale seguita attraverso punti di vista differenti di ragazzi e ragazze, uomini e donne, trovatisi a fronteggiare l’ingresso violento della polizia in una scuola che doveva essere piena di facinorosi black bloc e che, invece, era una sorta di dormitorio per persone come tante.

Gli eventi narrati nel film non prendono parte contro la polizia tout court, ma ne mettono in mostra gli errori e, soprattutto, un’inusitata “voglia di vendetta” nei confronti di quel ‘nemico’ che aveva messo a ferro e fuoco la città per diverse ore.

Interessante e travolgente, Diaz non è un film facile e soprattutto non è un’opera che vuole ripercorrere i fatti del 2001 in maniera acritica. Vicari si schiera apertamente contro quanto accaduto, puntando il dito contro una serie di violenze spaventose che hanno sconvolto per la loro ferocia un’intera generazione di persone.

La pagina nera del G8 genovese, i suoi momenti drammatici e spaventosi sono raccontati da Vicari attraverso gli occhi dei suoi protagonisti: nel film persone senza nome che, invece, riverberano le identità e le storie vere di persone realmente esistenti e testimoniate dagli atti processuali cui questo film è ispirato.

Erede della grande tradizione politica e di denuncia, questo film voluto caparbiamente da Domenico Procacci è l’espressione di un cinema nuovo attraverso cui affrontare anche attraverso il cinema un passato recente, enormemente rilevante per la coscienza sociale del nostro paese.

Una pellicola interessante e importante, che seppure nella scelta di utilizzare una sorta di freddezza narrativa, comunica allo spettatore senza sconti e senza facili scorciatoie legate al melò tutto il dramma di una notte che segna una delle tante pagine buie della storia dell’Italia repubblicana.

“La violenza presente nel film” dicono gli autori “è di molto minore rispetto a quella realmente verificatasi in quelle ore.” Da qui il sentimento fortemente disturbante di un cinema che porta il pubblico a vivere situazioni orribili, inserite in un contesto narrativo esplosivo fatto di momenti estremamente drammatici in cui le parole non bastano per descrivere l’orrore di una sopraffazione cieca e costante da parte di chi, invece, dovrebbe difendere i cittadini e non angariarli ingiustamente.

Magmatico e – a tratti – disorientante, il film mostra un’Italia tomba del diritto e della giustizia non troppo differente da quegli stati sudamericani in cui il popolo è solo un nemico da domare. Un film necessario che si propone come un momento rinnovato e importante del nostro cinema civile.

Scritto da Marco Spagnoli
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