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L’alieno Pacinotti sbarca al Festival con L’Ultimo Terrestre

Attualità, Interviste, Personaggi

08/09/2011

(Venezia) Gian Alfonso Pacinotti sembra un po’ un alieno su questa Terra, e questo è il suo bello. Come il suo film, L’Ultimo Terrestre, esordio nella regia, in concorso e, apprezzato, dagli spettatori qui alla Mostra. Pacinotti è un fumettista noto a livello europeo (lavora soprattutto per La Repubblica e Internazionale) e si firma con il nome di Gipi, ma ha già realizzato parecchi cortometraggi oltre a filmati vari finiti su Youtube. Gian Alfonso Pacinotti è serafico, serio, stringato nelle risposte, professionale con idee precise sul mondo e la politica. L’Ultimo Terrestre, anticipato in modo ‘wellsiano’ da un falso servizio del TG3, letto dalla giornalista Maria Cuffaro che annunciava lo sbarco degli alieni sulla Terra è liberamente tratto da un fumetto di un suo collega, Giacomo Monti, dal titolo: Nessuno mi farà del male.

L’Ultimo Terrestre racconta la storia sardonica e allusiva dello sbarco degli extraterrestri in Italia. La notizia, data in seconda serata, non entusiasma affatto gli italiani, popolo oramai stanco, vessato da una crisi economica conclamata e gravissima. Reazioni ora razziste ora mistiche si producono qua e là. Solo il mondo del calcio sembra in allarme, ci sono già tanti stranieri nelle squadre italiane – si sente dire al telegiornale, ci mancavano solo gli alieni! Ma forse lo sbarco alieno cambierà il destino di un uomo, Luca Bertacchi (interpretato dall’ottimo esordiente, anche lui come il suo amico Pacinotti, Gabriele Spinelli), diffidente e incapace di provare sentimenti.

Del cast ricordiamo anche il notissimo attore – soprattutto di teatro ma non solo, chi se lo dimentica in Buongiorno, notte di Bellocchio - Roberto Herlitzka, oltre a Anna Bellato, Teco Celio, Stefano Scherini, Luca Marinelli. Il film arriverà nelle sale, domani 9 settembre, distribuito da Fandango.

Pacinotti come mai ha scelto un fumetto di un suo collega per esordire nel lungometraggio? “Semplicemente perché è bellissimo. – afferma il regista – E quando l’ho letto ho pensato immediatamente che fosse una buona storia per farne un film. Ho sempre pensato che per raccontare la realtà in modo fedele la si dovesse tradire profondamente. Sono pure convinto che sia quasi inutile tentare di descrivere la contemporaneità raccontando la contemporaneità, visto che i tempi di mutazione sono talmente rapidi che qualunque ‘oggi’ diviene ‘ieri’ nel tempo necessario a scriverne la parola. Quindi per ovviare a questa trappola ho ambientato la mia storia nel futuro, solo di qualche anno avanti, diciamo in una Italia di tre o quattro anni più avanti di quella attuale”.

Un’Italia messa peggio di ora? “Bè il fatto di fare un film di un futuro prossimo di tre anni, direi non di più, non poteva che essere il ritratto di un Paese messo ancora peggio di come già è ora. Mi sono permesso di giocare a immaginare la deriva estrema che la nostra condizione sociale potrebbe raggiungere, questo era l’intento principale. Spero di esserci riuscito”.

Eppure L’ultimo terrestre non è un film pessimista. E’ un film che fa riflettere sul grado di ‘alienazione’ che siamo arrivati e di degrado morale ma non è triste… “Sono d’accordo con voi – continua Pacinotti – anche perché io mi auguro che possiamo anche mutare in meglio, anche se non so se e quando questo avverrà, però l’avere scelto di fare arrivare gli alieni è ambivalente. Da un lato si vede una società che ha bisogno di cambiamenti drastici e talmente grossi che non possono che arrivare dal cielo, dall’altra parte siamo però in un luogo che ha bisogno di aiuto e questo non è rassicurante”.

Come alcuni suoi personaggi, quelli cattivi sono davvero terribili, senza riserva alcuna… “Sì e anche se il mitico François Truffaut ci ha insegnato che bisogna avere empatia e amore anche per i peggiori, quando li si porta in un film, io ho fatto l’opposto. I miei cattivi sono delle macchiette. E’ stata però una scelta obbligata perché la classe politica che ci dirige è piena di macchiette terrificanti. Quindi mi dispiace molto di non avere dato retta ad un autore fantastico come Truffaut ma lui non ha mai visto l’Italia del 2011”.

Detto questo, Gian Alfonso Pacinotti, conferma quello che aveva già affermato in precedenza: “Quando mi chiedono alla fine come definirei il film che ho realizzato, di cosa parla effettivamente… mi viene sempre la solita risposta: L’Ultimo Terrestre è – non posso proprio farci niente – a tutti gli effetti, una storia d’amore!”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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