questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

Lajos Koltai

27/01/2006

Uno sguardo per non dimenticare
Intervista a Lajos Koltai


Direttore della fotografia per i film di Giuseppe Tornatore Malena e La leggenda del pianista sull'Oceano, nonché per pellicole indimenticabili di Istan Szabò come Mephisto, A torto o a ragione e La diva Julia e di alcuni film americani quali Il club degli imperatori e La giusta causa, Lajos Koltai esordisce alla regia con Senza destino. Un film intenso e toccante tratto dal libro pubblicato in Italia da Feltrinelli Essere senza destino che racconta i mesi trascorsi a Buchenwald dal premio nobel ungherese Imre Kertész, allora appena quindicenne. Commentato dall'affascinante colonna sonora composta da Ennio Morricone, Senza destino pur essendo ambientato in un campo di concentramento differisce da altri film, perché l'orrore e la crudeltà nazista sono mediate dallo sguardo di un adolescente al tempo stesso disincantato e ancora innamorato della vita.
Senza Destino sembra essere un film diverso rispetto agli altri dedicati alla Shoah: il protagonista è un ragazzo 'arrabbiato' nei confronti di quello che è successo…
Questo era l'intento del mio film: raccontare un punto di vista differente. Tutto è nato dal libro di Imre Kertész e dalla sua scrittura che è completamente diversa da quella di qualsiasi altro autore ungherese. Mentre leggevo questo libro, infatti, è un po' come se le immagini suscitate da esso provenissero dalla mia anima. Un gioco 'pericoloso' perché quando vedo un testo con gli occhi significa che sono anche stato capace di realizzarlo. Degli amici comuni hanno fissato un incontro tra me e Kertész che – da parte sua – era molto interessato a sapere cosa pensassi del suo lavoro. Quello che mi attraeva di questo libro era la possibilità di raccontare come un ragazzo vedesse un mondo fatto di orrori che cerca di capire in ogni momento.
Come vi siete avvicinati a questo materiale tanto denso di suggestioni ed incubi?

Sapevamo di dovere evitare ogni sentimentalismo, che è il pericolo più grande di qualsiasi rappresentazione cinematografica dell'Olocausto. Il nostro interesse era quello di raccontare la storia di un ragazzo che – per caso – finisce in un incubo come quello dei campi di concentramento. In questo senso Senza destino richiama la nostra attenzione sullo stare all'erta nei confronti di avvenimenti sgradevoli che possono essere sempre in agguato. Anche le critiche agli stessi ebrei che non reagirono prontamente sono presenti già nel libro originale.

Scritto da ADMIN
VOTO
 

LA PROSSIMA SETTIMANA