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La vita segreta di Walter Mitty ovvero I sogni mostruosamente proibiti di Ben Stiller

18/12/2013

Chi cercherà traccia del film con Danny Kaye del 1947, Sogni proibiti o - perfino - del suo divertente remake italiano di Neri Parenti con Paolo Villaggio, Sogni mostruosamente probiti rimarrà sorpreso e, forse, perfino un po' - "ingiustamente" - deluso:

I sogni segreti di Walter Mitty, pur restando ispirato al racconto di James Thurber all'origine di tutte e tre le pellicole, è un film diverso, differente, maturo e visivamente esaltante, in cui Ben Stiller si distacca dalla commedia in cui l'abbiamo visto fino ad oggi protagonista come attore e come regista, per una narrazione amara su un'ultra quarantenne

insoddisfatto dalla vita che fa e, soprattutto, licenziato in tronco dopo una carriera come archivista a Life Magazine. 

Un film interessante e importante questo di Stiller che dimostra come l'attore noto soprattutto per i suoi ruoli comici, abbia, invece, delle importanti qualità autoriali per costruire una storia interamente basata sulle immagini e sull'immaginazione, che farà letteralmente impazzire qualsiasi

appassionato di fotografia e di materiali d'archivio.

Girato tra l'Islanda e gli Stati Uniti, la storia racconta come nel giorno della chiusura di uno dei giornali più importanti della storia della cultura del ventesimo secolo, Walter Mitty il capo archivista dei negativi riceva un rollino da sviluppare da parte di uno dei principali fotografi attivi al mondo.

Perso accidentalmente lo scatto che dovrebbe essere l'ultima copertina del giornale, l'uomo parte all'inseguimento del fotografo in tutto il mondo pur di avere una chance di mantenere il proprio posto di lavoro.

Mitty, un sognatore che spesso si incantava vivendo storie spettacolari ed eroiche, così, per la prima volta nella sua vita ha l'opportunità di affrontare un'avventura tutta sua tra i vulcani dell'Islanda e le vette dell'Himalaya, in un viaggio intorno al mondo tanto sorprendente quanto pieno di ostacoli.

Interpretato come protagonista principale dallo stesso Stiller, il film esplora il suo rapporto con diversi personaggi vagamente eccentrici. Il fotografo portato sullo schermo da un carismatico Sean Penn, l'oggetto del suo desiderio, ovvero una mamma separata interpretata da Kristen Wiig, la madre dello stesso Walter interpretata

da una Shirley Maclaine sempre straordinaria, e un Adam Scott, volutamente odioso nel suo ruolo di manager che chiude un giornale senza dimostrare alcun rispetto per la sua storia e per quella delle persone che vi lavorano.

Un film importante, quindi, sotto molti punti di vista: da un lato la scoperta di Stiller autore di una commedia agrodolce più vicina al cinema indipendente di oggi, quello dei David O. Russell, di Paul Thomas Anderson, di David O. Russell o del francese Michel Gondry, che a quello patinato e spesso vuoto hollywoodiano. Non solo: una pellicola che, in qualche

maniera, riflette sui rapporti umani, sul reale e sul virtuale, ma che - al tempo stesso - non fa sconti ad un certo pensiero 'corporate' capitalista sul modo di trattare le società in vita della loro chiusura.

Brillante, intelligente, I sogni segreti di Walter Mitty resta un film particolarmente riuscito che sorprende lo spettatore per la sua originalità e per la sua visione stimolante del mondo. Non si ride tantissimo, ma questo non rappresenta certo un problema per una storia così riuscita e sorprendente sul piano umano.

Certo, le scarpette rosse del finale del film con Danny Kaye (diventate delle mutandine nel film con Villaggio) mancheranno a qualche cinefilo incallito, eppure il cinema coraggioso di Stiller piace proprio per il suo piglio nuovo ed originale in grado di prendere l'essenza di una storia del passato e farla diventare un'elaborata fotografia della vita, o almeno di una parte nel

ventunesimo secolo in America, ma non solo. Con tutte le sue amarezze, ma anche con i segnali di speranza rispetto ad un futuro se non migliore, almeno differente.  

Scritto da Marco Spagnoli
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