questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

La vita (poco) privata e (molto) spettacolare di Sherlock Holmes

Attualità, Recensioni

17/12/2009

E’ una rilettura figlia di un immaginario sospeso tra pop e gotico, quella che Guy Ritchie, regista di talento ed ex marito di Madonna, offre del personaggio creato da Sir Arthur Conan Doyle e di quello del suo pressoché inseparabile amico, il Dottor Watson interpretati rispettivamente da Robert Downey Jr. e da Jude Law.

Ennesima variazione sul tema rispetto alle avventure dei due investigatori nella Londra vittoriana, Sherlock Holmes è un film divertente che, in alcuni momenti, forse, avrebbe meritato una maggiore cura della narrazione per diventare veramente memorabile.

Brillante e spettacolare, la pellicola fonda la sua riuscita interamente sul carisma dei due protagonisti alle prese con un caso apparentemente irrisolvibile in cui un Lord dedito alla magia nera, sembrerebbe essere tornato dall’al di là per impadronirsi di Londra e, dunque, dell’Impero Britannico prima eppoi del mondo intero.

Il film non vuole – come peraltro potrebbe – trasformarsi in una mera rilettura action delle avventure di Sherlock Holmes, ma, in ogni caso, tende a squilibrare il racconto in favore di una chiave ‘muscolare’ e spiritosa in cui i due protagonisti si trovano ad avere a che fare con improvvise pene d’amore, arcigne padrone di casa e misteri irrisolvibili a chi non fa un uso attento della facoltà di ragionare.

Gradevole, ma non esaltante, il film indugia, forse, un po’ troppo in combattimenti e battaglie che trasformano, e qui sta la vera novità, i due protagonisti in esperti di pugilato e arti marziali, con un passato, non detto, ma evidente, di risse di strada (Holmes) e di esperienze militari (Watson).

Intelligente e particolarmente originale è il modo con cui Ritchie insiste sullo sviluppo dei ragionamenti di Holmes, nella ricostruzione logica del suo pensiero geniale che conduce lo spettatore verso l’ammirazione per una mente tanto brillante quanto eccentrica. Condito da un senso dell’umorismo marcatamente britannico, il film si muove sullo sfondo spettacolare di una Londra del diciannovesimo secolo interamente ricostruita, con le sue luci ed ombre, al computer in un affresco quasi emozionante per la sua accuratezza.

Ritchie, poi, non vuole perdere di vista il realismo delle ambientazioni, che tra vicoli, stradine e zone più malfamate diventa il perfetto perimetro fisico ed emotivo, entro cui far muovere Holmes e Watson alla ricerca della verità e della demistificazione prima ancora della possibilità di catturare i colpevoli.

Primo capitolo di una possibile nuova franchise Sherlock Holmes fa un balzo in avanti quando la sua narrazione segue il piano del ragionamento e del mistero, da un lato restando più fedele allo spirito del personaggio, dall’altro rendendo il film davvero innovativo, nonostante, in generale, la rilettura in chiave più dinamica e meno paludata, resti comunque apprezzabile e interessante.

Una pellicola, in ogni caso, di grande divertimento ed estremamente piacevole per la grande simpatia e l’irresistibile talento dei due attori principali, circondati da un cast di comprimari credibili in un film il cui unico difetto è quello di avere dieci minuti in più del necessario. Una costatazione che, come avrebbe detto Holmes, risulta ‘elementare’ nell’economia di un’operazione cinematografica dalla vocazione commerciale, ma certamente riuscita.

Scritto da Marco Spagnoli
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA