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La Vita Oscena, intervista al produttore Gianluca De Marchi: “La Bea Production distribuirà il film

Attualità, Interviste, Personaggi

20/09/2014

Dopo essere stato presentato alla 71° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e aver raccolto applausi e critiche dalla stampa internazionale, La Vita Oscena, il film di Renato De Maria tratto dall’omonimo romanzo di Aldo Nove, ha ottenuto la distribuzione della Bea Productions. Riccardo Scamarcio, produttore associato insieme ad Isabella Ferrari, aveva infatti lanciato un sentito appello durante la conferenza stampa del festival, chiedendo di distribuire questo film dallo stile sperimentale ed innovativo, difficile da metabolizzare per un pubblico generalista. A quanto pare l’appello è stato accolto e Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni della FilmVision hanno vinto la sfida produttiva. Dopo aver prodotto Tutti al Mare e Miele, la FilmVision ha accettato di realizzare questo progetto ambizioso ma ricco di incognite da un punto di vista commerciale. 

La storia ruota intorno al viaggio di formazione di un giovane ragazzo (Clement Metayer) che perde entrambi i genitori prematuramente ed inizia a vivere allo sbando, tra eccessi di ogni tipo e, fatica a ritrovare la strada giusta per andare avanti e realizzarsi. La sua trasformazione psicologica ed esistenziale è contaminata da effetti visuali ed immagini digitali, che danno corpo alle sue paure e ai suoi pensieri per un film visionario e psichedelico che sperimenta un nuovo tipo di cinema italiano. Gianluca De Marchi ci ha raccontato nei dettagli, il processo di produzione di questo film e gli obiettivi che spera di raggiungere per la futura distribuzione.

Estato soddisfatto dellaccoglienza del film a Venezia?

Sì, molto soddisfatto. Questo è un film d’autore, un film di nicchia, quindi è normale che abbia diviso la critica. C’è chi lo ha amato e mi ha fatto i complimenti per aver voluto produrre un film come questo. Altri hanno fatto le loro critiche, contestando il voice over e altre scelte artistiche del film. Però facendo una valutazione di questa esperienza veneziana, ci riteniamo soddisfatti, perché si è parlato del film e c’è stata un’attenzione anche nelle critiche.

2) Pensa che i festival siano una buona vetrina per trovare una giusta distribuzione?

Sì, penso che un film come questo sia un film da festival, che nasce con la presunzione di far parte di una vetrina internazionale, in cui è esposto alle critiche attente di un pubblico molto proiettato sull’argomento cinema. E’ stata una buona vetrina, perché nell’arco di pochi giorni siamo stati contattati da Gianni Cottone della Bea Productions e ci siamo accordati per la distribuzione.

3) Come sarà distribuito il film? In quante copie e in quali città?

Per le copie stiamo valutando il periodo di uscita e le città coinvolte. Sarà un film soprattutto per le grandi città, ma stiamo ancora discutendo sul numero delle copie, che non saranno inferiori a 50 ma nemmeno superiore a 100.

4) Come ha partecipato alla realizzazione del film e/o collaborato con Scamarcio e Isabella Ferrari?

Il film è stato prodotto interamente dalla FilmVision, da me e Fabio Mazzoni. Isabella, essendo un film low budget, ha partecipato nella prima parte di fundraising, ma  è stata associata per una difficoltà oggettiva nel coprire un cache di un’attrice importante, come è lei. Si è deciso di ricompensarla con una parte delle entrate del film. Riccardo invece è stato presente fin dall’inizio, dopo una cena con me e Renato. Io cercavo una nuova terza produzione con una connotazione di avventura sperimentale, che mi appassionasse. Vengo dal mondo della pubblicità ma faccio il cinema perché è il mio grande amore. Volevo essere coinvolto in un progetto, dalla scrittura alla realizzazione. Renato mi ha fatto delle proposte e mi ha portato il libro di Aldo Nove. Ho letto molto di quello che ha scritto e ho accettato. Abbiamo iniziato insieme le varie stesure della sceneggiatura. Abbiamo scritto, per esempio, la sceneggiatura con dei riferimenti visivi e fotografici. Poi lo ha visto Riccardo, ed eravamo tutti titubanti sulla voce fuori campo, ma poi la voce scelta anche se ha fatto discutere, a noi aveva convinto molto. Con Riccardo diciamo che abbiamo lavorato soprattutto per la chiusura del film.

5) Pensa che il film abbia respiro internazionale come Perez. di Edoardo De Angelis presentato sempre a Venezia questanno?

Sì, è un film assolutamente italiano per il lavoro di Daniele Ciprì e altri professionisti italiani. Ma ha un sapore internazionale, anche perché Renato ha lavorato molto in tal senso. Come Perez. è facilmente esportabile. Da Romanzo Criminale in poi l’Italia ha facilità a vendere film con storie di malavita e legate al substrato sociale, intorno a realtà difficili come quella napoletana e di altre zone meridionali. Il nostro film è senz’altro di respiro nord europeo.

6) Perché ha deciso di produrre La Vita Oscena?

Perché era nelle mie corde produrre un nuovo film. Mi piace promuovere il nuovo cinema e sperimentare. Questo film ci ha dato la passione di lavorare ad un progetto senza compromessi. Per Tutti al Mare era coinvolta la Rai e altri produttori, quindi c’erano più vincoli commerciali.

7) Dopo la sua esperienza come attore in Mine Vaganti cosa pensa del suo futuro professionale? Preferisce fare il produttore o spera in altri ruoli come interprete sul grande schermo?

Come attore mi sono divertito molto, ma l’ho fatto solo per il supporto di Ferzan, con il quale ho un rapporto di amicizia. Tutti sapevano che non avevo mai fatto l’attore. Ho avuto una piccolissima esperienza anche con Sergio Rubini. Mi è piaciuto, ma non penso che sia quello il mio futuro professionale.

8) Nel momento storico attuale dellItalia, quale pensa siano i punti fondamentali sui quali un distributore cinematografico dovrebbe concentrarsi per scegliere un film?

Il distributore ha una connotazione meramente commerciale, fa un’operazione che gli porta un ritorno. E’ più difficile sicuramente per un prodotto che percorre nuove strade, ma se ci riesce è una grande soddisfazione. Un film come il nostro non finirà in un multisala credo, ma andrà a ricercare un pubblico più attento.

9) Quali sono state le maggiori difficoltà produttive per La Vita Oscena?

Il Ministero ha creduto in un progetto culturale, fatto da artisti dietro e davanti la macchina da presa. Siamo arrivati lì con una sceneggiatura con referenze fotografiche e quindi hanno capito subito che tipo di film andavano a finanziare. Era anche un progetto con valenza didattica. Parla di una storia di formazione, senza il percorso canonico ordinario di un teenager.

Scritto da Letizia Rogolino
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